BETWEEN THE BURIED AND ME – Automata II

Pubblicato il 05/08/2018 da
voto
7.5

Dopo la prima parte dell’ottavo capitolo in studio dei Between The Buried And Me ci troviamo, come promesso, ad affrontare l’estate in compagnia del secondo segmento di “Automata”. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ricordiamo che l’ottava fatica in studio dei Nostri è infatta stata divisa in due parti, una soluzione questa che ha fatto e farà discutere i fan della prima ora, ma che, vista con occhio esterno e il più possibile imparziale, si rivela ragionevole. Complessivamente, parliamo di un’ora abbondante di musica: “Automata II” dura esattamente trentatrè minuti, mentre “Automata I” ne durava trentacinque. In altri tempi, un disco del genere sarebbe probabilmente uscito come full-length unico, dato che praticamente tutti i precedenti capitoli in studio del gruppo vantano una durate di un’ora, se si escludono i due capitoli di “Parallax” (minuto più, minuto meno). Ma la band del North Carolina nel corso della sua carriera si è sempre dimostrata attenta e pionieristica, probabilmente quindi la scelta di spaccare letteralmente in due un disco che difficilmente sarebbe stato compreso fino in fondo da un pubblico di massa, è azzeccata. Anche chi è abituato alla fruzione di album lunghi e complessi, infatti, dovrà riconoscere che restare incollati ad un disco per trenta minuti è certamente più semplice che farlo per il doppio del tempo. In un’era in cui la fruzione della musica è sempre più frettolosa e talvolta anche occasionale, i Between The Buried And Me forse hanno trovato il modo per non far disperdere il loro estro musicale e mantenere alta l’attenzione sul loro nome per un periodo più lungo. Per i malpensanti che dicono in questo modo si spende il doppio, basta dare uno sguardo ai prezzi dei due capitoli per capire che in realtà la differenza economica è di pochi spiccioli, in quanto i due mini capitoli vengono entrambi considerati alla stregua di un EP.
“Automata II”, per sonorità e intenzioni, non si discosta completamente dalla prima parte del concept, anche se in questo caso viene dato maggiore risalto alla vena più eclettica e melodica, come a voler riprendere il discorso interrotto con “Coma Ecliptic” (mentre la prima parte, lo ricordiamo, era più aggressiva e in qualche modo andava a riprendere certe loro sonorità dei primi lavori in studio). Il disco è fondamentalmente diviso in tre parti, visto che “Glide” e “Voice Of Trespass” possono essere considerate una l’introduzione dell’altra. “The Proverbial Bellow” apre l’album con una suite strumentale scenograficamente progressive che introduce il cantato pulito di Tommy Rogers. Il pezzo si apre in un chorus magniloquente: non diciamo certo nulla di nuovo quando evidenziamo la stupenda vena melodica dei Between The Buried And Me, ma non ci stancheremo mai di farlo fino a quando riusciranno a fare passaggi e cambi di atmosfera come quelli presenti in questo brano che, a parere di chi scrive, è probabilmente il migliore dei due “Automata” e che, di fatto, rende obbligatorio l’acquisto. “Glide”, come anticipato, è l’introduzione di “Voice Of Trespass”, che è un brano quasi folle, con passaggi tra lo swing e il rockabilly, trombe e sassofoni in un compendio di musicalità assolutamente geniale; un pezzo che potrebbe potenzialmente piacere a chiunque, anche a chi non è abituato a sonorità più estreme. A chiudere il trittico ci pensa “The Grid”, un brano molto evocativo e trascinante, sognante, intenso e con una vena di tristezza che ben si pone a chiusura di un capitolo musicale e quindi di una fase. Ogni album che ascoltiamo corrisponde sempre ad un periodo ben preciso della nostra vita: lo associamo a ricordi, momenti vissuti con un sottofondo musicale ora fatto di urla e chitarre distorte, ora di ritmiche furiose e saltellanti, ora allungate e via discorrendo. I Between The Buried And Me con il loro genio accompagnano le varie fasi della nostra vita dal 2002: in sedici anni ci hanno mostrato talmente tanti lati della loro poliedricità che sarebbe difficile dire qualcosa di realmente nuovo. Quindi lamentarsi della prevedibilità dei loro pezzi sarebbe assolutamente ingeneroso, anche se una sensazione di “già sentito”, per onor di cronaca, la si percepisce.
Per quanto riguarda la valutazione: come per il primo capito, la valutazione di “Automata II” va presa singolarmente, nonostante la durata breve, la mezz’ora di musica contenuta è davvero di ottima qualità, senza un solo momento di cedimento. Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza se la scelta di dividere un full-length in due parti sia in effetti vincente oppure no. A darci una risposta saranno i dati delle vendite e anche il vedere se altre band similari, con proposte musicali cervellotiche ma con un occhio ad un pubblico non proprio di nicchia, seguiranno questo esempio. Lungi da noi voler dare una sentenza dicendo cosa sia giusto o sbagliato, ma crediamo che tale scelta in questo caso sia assolutamente sensata.

TRACKLIST

  1. The Proverbial Bellow
  2. Glide
  3. Voice of Trespass
  4. The Grid
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