BIG PAUL FERGUSON – Virtual Control

Pubblicato il 22/06/2021 da
voto
7.5
  • Band: BIG PAUL FERGUSON
  • Durata: 00:45:33
  • Disponibile dal: 25/06/2021
  • Etichetta:
  • Cleopatra Records

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Curioso come l’entità Killing Joke, fatta di individualità a dir poco forti e di musicisti che hanno influenzato intere generazioni a seguire, sia sempre stata restia a esprimersi in forma solista. Certo, sono numerosi i progetti esterni alla band che hanno visto protagonisti i suoi membri ma, a parte gli album di Jaz Coleman (peraltro votati alla musica sinfonica), arriva solo oggi il primo disco a nome Big Paul Ferguson – anche se preceduto tre anni fa da un buon EP firmato sotto acronimo.
Da quell’esperienza il batterista londinese si porta dietro l’amico Mark Gemini Thwaite, già attivo con una pletora di band che vanno da The Mission ai Revolting Cocks, passando per Tricky, e che – nelle parole stesse di Paul – è stato fondamentale per superare certe timidezze, evidentemente più nel registrare e offrire al pubblico questi brani, che in fase compositiva. “Virtual Control” è infatti un disco solido, molto eterogeneo di primo acchito, ma in realtà espressione ragionata di una personalità musicale intensa e dalle idee chiare. Assieme ad altri ospiti come Tim Sköld (già bassista per KMFDM e Marilyn Manson, oltre che leader degli Shotgun Messiah) e Jürgen Engler, unico membro fisso nella quarantennale storia dei Die Krupps, Ferguson interiorizza tutti i generi che hanno caratterizzato la sua carriera, partendo ovviamente da quella nei Killing Joke per arrivare ai Warrior Soul, realizzando un disco che non si limita a riproporre stanchi cliché industrial o post-punk. Certo, ci sono passaggi totalmente KJ (il singolo “Extrapolate”, oppure “Data Lama”), ma anche prog pop sulla scia di XTC e persino di Steven Wilson per le ritmiche sincopate e certe soluzioni vocali (l’opener “Lapdogs” su tutte). Brani guidati da tappeti elettronici molto Nineties (“Sea Of Judgement”, che arriva a ricordare le collaborazioni tra U2 e Brian Eno) e altri momenti più dilatati e sperimentali, dove uno dei batteristi più influenti degli ultimi quarant’anni riesce a mettere in secondo piano la sessione ritmica per costruire paesaggi ariosi ed evocativi (“Plausible Deniability”), o persino declamazioni dal forte carico spirituale (“Dystopian Vibe”). Il tutto attraversato da una voce calda e versatile, che quasi ci dispiace di aver sentito così poche volte utilizzare nel corso della carriera con la sua band madre, dov’è stata quasi sempre relegata ai cori.
Non c’è molto metal nelle sonorità presenti su questo disco, ma l’attitudine libera e l’aggressività intrinseca di certi brani – anche per la consueta carica ‘politica’ che caratterizza la storia dei Killing Joke – non mancheranno di farvi apprezzare il tardivo debutto di questo eterno giovane artista.

TRACKLIST

  1. Lapdogs
  2. Shiny Toys
  3. The Unraveling
  4. Extrapolate
  5. Sea Of Judgement
  6. Seeping Through The Cracks (feat. Tim Skold)
  7. Data Lama
  8. Glass Houses
  9. Plausible Deniability
  10. Dystopian Vibe (feat. Jürgen Engler)
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