BIRDS IN ROW – We Already Lost The World

Pubblicato il 14/08/2018 da
voto
7.5
  • Band: BIRDS IN ROW
  • Durata: 35:50
  • Disponibile dal: 13/07/2018
  • Etichetta: Deathwish Inc.
  • Distributore:

“Before we all have to wear the blue / The blues in you, it talks to you / Now is the time to fucking listen”.
Laval, Francia. Quel punk-hardcore sanguigno abrasivo e violento, tinto di metalcore, post-metal e di influenze più malinconiche. Tornano i Birds In Row con “We Already Lost The World”, sintomatico titolo per esprimere quei concetti tanto cari al genere: abbandono, bruttezza, solitudine, inquieto vivere alle soglie di un mondo sempre più bulimico e alienante. A sei anni di distanza da “You, Me And The Violence” la riscrittura del canone screamo viene evidenziata in queste nove tracce prodotte da Amaury Sauvé, personaggio che ha donato al lavoro una delle sue caratteristiche di potenza essenziali. Con “Love Is Politican” sembra di sentire le tendenze The Chariot, inserite in quell’efficacia tutta contemporanea in cui B, T e Q la fanno da padroni. Le tendenze introspettive del lavoro si caricano naturalmente di una immagine che la band dà di sé: niente foto, niente nomi, pubblicità tenuta al minimo. I Birds In Row sono una band di carattere forte e il materiale a disposizione, con il precedente album e gli EP, senza sconti di alcun genere, li riempie di merito e considerazione. E questo secondo full-length non fa che alimentare la loro caratura. In “I Don’t Dance” e nel suo splendido video la danza contemporanea si fonde con l’hardcore punk in un modo intrigante che non si sarebbe mai detto: sintomo, questo, che si tratta di un genere in continua evoluzione e che si nutre proprio di commistione per portarsi avanti e non rimanere solo carcassa di sé e dei soliti nomi del passato illustre. “Remember Us Better Than We Are” risulta essere uno degli emblemi della freschezza di un sound specifico ed autentico, che rende l’album maturo e godibile da ogni punto di vista. I brani scorrono tutti in maniera identificativa di un progetto omogeneo e di una singolarità specifica, capaci di mantenere quell’atmosfera specifica eppure cercando di dimostrare ogni volta una facciata nuova, rendendo “We Already Lost The World” sfaccettato e mai ridondante. In “15-38” si riesce a percepire anche una commistione con certi Interpol, interfacciandosi con un genere come l’indie rock e nutrendosi del suo spirito e di alcuni dei suoi pattern per poi riprendere il filo di un discorso più estremo e violento. La vera perla del disco può però essere considerata l’ultima “Fossils”, baluardo finale di grida abrasive contro grattacieli e sistemi globalistici, che annientano individualità e sentimenti, alla cui violenza risponde un sound malinconico e rabbioso, ultimo anelito di forza dell’uomo singolo, Davide, contro il mondo omnicomprensivo e titanico, Golia. “To all the unhappy wanderers / After the desert there is a sea / Of dust and bones /And the bits of shallow water left / Hide in their wombs / Fossil inspirations / The sea runs dry /We lose hope

TRACKLIST

  1. We Count So We Don't Have To Listen
  2. Love Is Political
  3. We vs. Us
  4. Remember Us Better Than We Are
  5. I Don't Dance
  6. 15-38
  7. Triste Sire
  8. Morning
  9. Fossils
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