8.0
- Band: BIZARREKULT
- Durata: 00:42:45
- Disponibile dal: 20/02/2026
- Etichetta:
- Season Of Mist
Spotify:
Apple Music:
Conservavamo già un ottimo ricordo dei Bizarrekult, progetto post-black nato per volontà di Roman V., un musicista siberiano trapiantato in Norvegia. Il suo secondo album, “Den Tapte Krigen”, rappresentava un solidissimo esempio di come fosse possibile unire black metal e malinconia post rock con personalità ed eleganza, senza abusare di luoghi comuni già ampiamente esplorati e mettendo davvero la musica al servizio della propria poetica, una componente centrale nella scrittura di Roman.
Il nuovo “Alt Som Finnes” porta avanti il medesimo discorso, ma con un grado superiore di maturità, soprattutto negli arrangiamenti e nell’equilibrio tra le due anime della band.
La trama musicale non si muove per contrasti, ma riesce ad integrare i passaggi più estremi e quelli più delicati con una sorprendente naturalezza. Anche quando una delle due componenti prevale sull’altra, la sensazione all’ascolto non è mai quella di un conflitto, ma di un dialogo costruttivo, in cui i silenzi sono importanti tanto quanto le parole.
Con molto piacere, inoltre, ci troviamo a constatare come la band sia riuscita anche a superare l’unico difetto rilevato all’epoca di “Den Tapte Krigen”, ovvero una certa staticità nelle parti di chitarra, che avevamo ipotizzato potesse essere frutto del percorso di formazione peculiare di Roman, il quale nasce prima come paroliere e solo successivamente come musicista e cantante. In “Alt Som Finnes”, infatti, il leader si è fatto affiancare ed aiutare da strumentisti ed ospiti in grado di contribuire considerevolmente a dare forma compiuta all’universo di Roman: chitarre, basso e batteria sono infatti stati curati da due suoi collaboratori, Ignat Pomazkov e Alexander Pryakhin, mentre Lina R. contribuisce con alcuni interventi vocali vellutati e suadenti.
Il risultato di questa condivisione si traduce in chitarre più incisive, come nel caso dell’ottima “Verdens Verste”; una maggiore cura nel tessuto strumentale ed anche in una più approfondita gestione delle voci, che vedono la presenza di alcuni ospiti, come Kim Song Sternkopf dei Møl o Yusaf ‘Vicotnik’ Parvez (Dødheimsgard), che, ad esempio, finisce per imprimere una sua impronta, personale e disturbante, nell’ottima “Blikket Hennes”.
Il mood dell’album, esattamente come la copertina – che questa volta abbandona il candore dei primi due full-length in favore del nero – è senza dubbio più rabbioso e disperato, lasciando solo ad alcuni episodi l’emergere del lato più delicato del progetto.
È il caso di “Håp” – ‘speranza’, non a caso – la seconda metà di “Drøm”, o alcuni passaggi di “Tomhet”. Un po’ più evidenti rispetto al passato, invece, certe inflessioni blackgaze, con richiami a formazioni come Deafheaven e Alcest particolarmente lampanti in un brano come “Aversjon”.
In definitiva, “Alt Som Finnes” conferma e al tempo stesso amplia le potenzialità espressive dei Bizarrekult, trasformando le intuizioni del passato in una forma più compiuta e consapevole, e portando avanti con coerenza la visione di Roman in un progetto che, passo dopo passo, sta tracciando con chiarezza il proprio percorso all’interno del già ricco panorama post-black contemporaneo.
