BLACK CROWN INITIATE – Violent Portraits Of Doomed Escape

Pubblicato il 07/08/2020 da
voto
7.5
  • Band: BLACK CROWN INITIATE
  • Durata: 00:50:03
  • Disponibile dal: 07/08/2020
  • Etichetta:
  • Century Media Records
  • Distributore: Sony

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“Violent Portraits Of Doomed Escape” è il terzo album dei Black Crown Initiate, dopo “Wreckage Of Stars” del 2014 e “Selves We Cannot Forgive ” del 2016, e continua il percorso di crescita della band proveniente dalla Pennsylvania. Gli americani, sulla scena ormai dal 2013, sono da sempre dediti ad un death metal dalle connotazioni fortemente progressive, e con questo nuovo disco, forti anche di un contratto con Century Media, portano avanti il discorso intrapreso nelle opere precedenti senza grosse variazioni, ma cercando soprattutto un’evoluzione dal punto di vista compositivo. Si può dire che l’obiettivo sia stato sostanzialmente centrato: i pezzi qua contenuti, pur non essendo facilmente assimilabili per loro stessa natura, suonano ben composti e scorrevoli nonostante siano molto articolati. Il punto di riferimento principale sembrano essere gli Opeth, in particolare nell’alternanza tra delicate parti prog e sfuriate death metal; si sentono, però, le origini americane della band e la sensibilità gothic e malinconica del gruppo di Mikael Akerfeldt è virata su toni meno bui nelle parti più tranquille ma ancora più violenti in quelle più estreme. E’ un po’ come se gli svedesi avessero composto “Blackwater Park” dove aver ascoltato dosi massicce di Slipknot e death a stelle e strisce. La differenza tra queste due anime è stridente, a volte quasi innaturale, con passaggi repentini da arpeggi acustici a brutali blastbeat; questo contrasto tra momenti di calma ed altri di furia cieca crea un effetto straniante che è il marchio riconoscibile della band. Rispetto ai dischi precedenti, come già accennato, non si registrano grossi cambiamenti, ma sicuramente una crescita musicale continua e costante: la batteria è terremotante o più discreta a seconda della necessità (anche se nessun batterista è accreditato ufficialmente nella formazione); le parti di chitarra sono variegate e ricche di diversi suoni e tonalità, con attimi acustici, riff death di stampo americano ed altri di scuola più moderna che, nel contesto, non stonano affatto (per questo disco è stato reintegrato nella line up il primo chitarrista della band Ethan McKenna e la presenza di due sei corde ha sicuramente permesso di avere più soluzioni); il growl del cantante James Dorton è profondo ed efficace, mentre molto evocative sono le clean vocals del chitarrista Andy Thomas, utilizzate più spesso che in passato; il basso di Nick Shaw è in primo piano nei momenti più potenti ed è anche protagonista di alcuni assoli. Tra i brani impossibile non citare la lunga e stratificata “Years In Frigid Light”, una vera e propria aggressione sonora che sembra travolgere ad ondate e non lasciare respiro, e l’iniziale “Invitation”, il pezzo forse più prog del lotto. Un disco basato sul chiaroscuro, che coniuga perfettamente l’aspetto emozionale con una tecnica esecutiva di alto livello.

TRACKLIST

  1. Invitation
  2. Son Of War
  3. Trauma Bonds
  4. Years In Frigid Light
  5. Bellow
  6. Death Comes In Reverse
  7. Sun Of War
  8. Holy Silence
  9. He Is The Path
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