7.0
- Band: BLACK MAGIC TREE
- Durata: 00:35:56
- Disponibile dal: 28/11/2025
- Etichetta:
- Majestic Mountain Records
Dovendo pensare al nome di una formazione hard rock tedesca di un certo livello, il primo che verrebbe in mente sarebbe quello dei Kadavar. Il quartetto berlinese – originariamente un trio – ha espresso nel corso degli anni ’10 una valente ricetta musicale a base di classic rock, stoner, richiami sabbathiani e tanta potenza, elevata ai massimi livelli nel corso del trittico “Berlin”-“Rough Times”-“For The Dead Travel Fast”. Da lì in avanti, qualcosa si è inceppato, dato che la band ha intrapreso una svolta più soft non all’altezza della sua fama, facendola entrare in un loop di mediocrità dal quale, ad oggi, ancora non si è ripresa. Cercano allora, idealmente, di prenderne il testimone i Black Magic Tree, anch’essi berlinesi e qui alle prese con il secondo album della loro ancor giovane carriera.
Qualche indizio sulle loro intenzioni e il modo di vivere la musica lo possiamo desumere dalla copertina di “Terra” e dalle immagini promozionali: tanto colore, aria sbarazzina, riferimenti – almeno per quanto riguarda la copertina a tema tropicale – lontani dalla consueta iconografia rock. Nei fatti, la proposta è meno bizzarra di quanto il corredo visivo potrebbe far intuire, ma non è nemmeno così nettamente inquadrata e rigida rispetto alla corrente classic rock di oggi. Certamente le influenze primarie dichiarate nella presentazione ci sono tutte: Led Zeppelin, Cream, Doors, Black Sabbath non sono nomi buttati lì a caso, ma non sono nemmeno padri putativi da omaggiare pigramente. L’indole del quintetto è piuttosto libera e slacciata da forme rigorose, così che emerge in fretta un tocco rock’n’roll di ampissime vedute. Nei Black Magic Tree l’hard rock è un’etichetta riassuntiva del loro operato, non qualcosa cui dover aderire per forza di cose e in ogni istante delle diverse tracce.
Il senso di libertà e assenza di conformismi si proiettano allora sulle singole composizioni, che si muovono briose e brillanti, regalandoci melodie cristalline e coinvolgenti, un chitarrismo camaleontico e alcune gradevoli incursioni in territori blues e psichedelici. In tono minore, almeno per adesso, più che i noti conterranei Kadavar, i cinque ricordano lo stile caldo e spumeggiante dei Rival Sons. L’insieme, infatti, va spesso verso ambientazioni più di facile ascolto e senza asperità tipiche del mondo hard’n’heavy. La tracklist asseconda bene questo desiderio di essere uno e centomila, così che possiamo passare da un brano ritmato, energico e trascinante come “Chasing The Light” al soffuso minimalismo di “Love & Doubt”, oppure goderci un’opener tra Led Zeppelin e rilassatezze caraibiche (“Time Parrots (Hit Me Up!)”, per poi passare ad arie festaiole con “Popcorn & Coke”.
La propensione alla leggerezza, a dirla tutta, ad oggi è un’arma a doppio taglio: da un lato ha il pregio di rendere il gruppo poco prevedibile, di dargli un’identità a tratti abbastanza disimpegnata e solare, proprio da rock’n’roll puro e semplice, senza troppe concettualizzazioni. Il rovescio della medaglia è che in questi frangenti i Black Magic Tree rischiano di diventare fin troppo basilari e poco caratteristici, impoverendo leggermente le buone qualità strumentali e l’approccio fantasioso alla materia hard rock. Ne esce così una tracklist sicuramente piacevole, spesso veramente trascinante, ma non ancora così compiuta in ogni suo aspetto.
Nel complesso, il giudizio rimane positivo: la sensazione è quella di avere a che fare con una formazione sopra la media, capace di emozionare, oltre che di suonare bene. Una differenza per nulla sottile, a nostro parere. “Terra”, quindi, è un secondo passo di valore: ora resta solo da affinare maggiormente la formula e guadagnare un pizzico di autorevolezza nel songwriting per avvicinarsi ai migliori nomi della scena hard rock internazionale.
