BLACK MASS – Feast At The Forbidden Tree

Pubblicato il 07/09/2021 da
voto
7.5
  • Band: BLACK MASS (US)
  • Durata: 00:41:30
  • Disponibile dal: 10/09/2021
  • Etichetta:
  • Redefining Darkness Records

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Emerso dal più marcio sottobosco del New England, questo terzetto ha poche regole e modelli da seguire: riff a colata lavica, Venom, marciume, Slayer, ignoranza, Exodus, e a rimorchio tutti i sinonimi o le band che vi possono venire in mente in un simile calderone semantico/musicale.
La differenza rispetto a centinaia di band che hanno scelto la strada del retro-thrash è che i Black Mass lo fanno maledettamente bene, con una potenza di fuoco e una (relativa, per carità: il genere è sicuramente il più tradizionalista del mondo) freschezza che vi impediranno di tenere ferma la testa durante l’ascolto. E con anche una produzione degna del nostro millennio, cosa che non guasta mai.
Sotto una splendida copertina dal curioso gusto fantasy a opera di Mike Hoffman, che ricorda moltissimo i lavori di Frazetta – quello di Conan e dei Molly Hatchet, per intenderci – e passata una breve intro dall’atmosfera cupa, non troviamo traccia di mondi fatati, ma solo cascate di chitarra uscite dalla prima metà degli anni Ottanta, sostenute da una ritmica pestata e potentissima anch’essa, come doveva essere al tempo e come, appunto, il thrash richiede di essere tutt’oggi. Quasi sorprendente l’impatto chitarristico messo in campo con una sola sei corde da Brendan O’Hare, di cui peraltro anche la voce è una gioia per le orecchie; siamo dalle parti degli Slayer di “Hell Awaits”, con però un’accortezza tecnica diversa e brevissimi indizi di un amore per l’hardcore: il risultato è esaltante e dotato di particolare varietà.
Difficile individuare momenti di calo in un disco quadrato e studiato alla perfezione dall’inizio alla fine, persino negli avvii e nelle chiusure dei brani che riprendono a meraviglia i diversi stilemi dell’epoca. Certo, l’effetto nostalgia è dietro l’angolo, ma “Feast At The Forbidden Tree” merita comunque di essere messo sugli scudi rispetto a tante uscite analoghe; provate ad ascoltare il riff portante di “Dead To The World” (e gli urletti presenti!), oppure la sincopata “They Speak In Tongues”, forse il brano più “moderno”, con echi vicini ai vecchi Testament; o ancora mazzate come “Nothing Is Sacred” o la conclusiva “Blood Ritual” e il suo finale infernale, senza correre a recuperare il battle jacket colmo di toppe, sentendo l’adrenalina prendere il posto dei titoli di studio nel vostro cervello.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Unholy Libations
  3. Dead To The World
  4. A.S.H.E.S
  5. A Path Beyond
  6. Nothing Is Sacred
  7. They Speak In Tongues
  8. Betrayal
  9. Blood Ritual
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