BLACK OATH – Behold The Abyss

Pubblicato il 30/11/2018 da
voto
7.5
  • Band: BLACK OATH
  • Durata: 00:41:25
  • Disponibile dal: 16/11/2018
  • Etichetta: High Roller Records
  • Distributore:

Ai Black Oath va riconosciuto di essersi aperti una propria strada privilegiata all’interno del filone doom metal. Con “To Below And Beyond” il già ottimo doom figliato dal metal classico sentito nei primi due full-length, memore della lezione di Solitude Aeturnus e Candlemass, si era incanalato in intrecci morbidi, setosi, impregnati di delicate fragranze luttuose. Era cresciuta l’influenza del dark prog tricolore di vecchia data e inflessioni prettamente gothic metal fluttuavano nell’aria in una gelida e confortevole brezza. Tre anni più tardi, la band lombarda non è tornata sui suoi passi e si è anzi spinta in avanti verso un sound ombroso e personale. Nei mesti arpeggiati che si dipanano prolungatamente durante il nuovo “Behold The Abyss” la voce del leader A.Th risuona di cristallini toni sconfortati, privi di enfasi e lirismo; siamo dalle parti di un crooning dark rock o un disilluso raccontarsi gothic metal, panni nei quali A.Th sembra stare pienamente a suo agio. Non vive di enormi scossoni attualmente la musica dei Black Oath, i tempi sono mediamente dilatati e le chitarre sospirano gentili, un morbido tappeto di crisantemi sul quale i vocalizzi intraprendono racconti pieni di tristezza, prosciugati di vitalità. Nonostante ciò, il riffing è tutt’ora denso e corposo e non si hanno timori nello slanciarsi in passaggi tambureggianti quando è il momento di cambiare radicalmente il corso di un pezzo, come avviene negli incroci di chitarra nel mezzo della titletrack.
Il risalire di volumi e potenza esalta la sensibilità prog acquisita dal gruppo, che mostra grande naturalezza nel passare da momenti lugubri e sospesi ad altri più serrati e minacciosi, giocando con melodie elaborate e utilizzando registri ritmici non banali, a volte immediati, più spesso enigmatici, da assimilare con pazienza. A guidare le sorti dei brani sono in prevalenza le chitarre, che tendono a indugiare in ricami sinistri, a perdersi in lande di poetica malinconia, per poi impennarsi moderatamente impetuose, gonfiandosi di un retrogusto morboso che fa percepire a portata di mano il regno dei morti. A ogni attimo di quiete può contrapporsi in pochi istanti un mutamento terribile, i Black Oath costruiscono climax sensoriali dallo sviluppo per nulla lineare e portano a termine piccole suite prog, più che canzoni di doom metal tradizionale. Chorus magnetici fanno capolino puntualmente, punti focali dai quali le prospettive si ampliano fino agli abissi più profondi dell’oltretomba. “Behold The Abyss” è un album nient’affatto facile da interpretare e richiede impegno anche per chi conosce da tempo il gruppo e ne ha apprezzato la svolta di “To Below And Beyond”, di cui risulta essere una logica prosecuzione. L’indugiare in stati meditativi relativamente pacifici, ritagliando radi spazi a cavalcate metalliche, toglie quei punti di coinvolgimento ‘di pancia’ che il disco precedente presentava in cospicue dosi. Non ci sono i passaggi memorabili di una “I Am Athanor” o di “Healing Hands Of Time”, per intenderci, però crediamo che le preferenze in questo caso siano più frutto della sensibilità di ognuno che non di un effettivo scadimento di valore della musica proposta. “Behold The Abyss” offre un’altra angolatura da cui guardare ai torbidi universi del doom contemporaneo, ambito nel quale i Black Oath sono da tempo fra i leader.

TRACKLIST

  1. Behold the Abyss
  2. Chants of Aradia
  3. Lilith Black Moon
  4. Once Death Sang
  5. Profane Saviour
  6. Everlasting Darkness
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