BLACK SABBATH – Dehumanizer

Pubblicato il 22/06/1992 da
voto
8.0
  • Band: BLACK SABBATH
  • Durata: 00:51:35
  • Disponibile dal: 30/06/1992
  • Etichetta: I.R.S. Records
  • Distributore: EMI MUSIC

Con il ritorno in squadra di Ronnie James Dio e Geezer Butler, i Black Sabbath si apprestano a rientrare in studio per lavorare al successore di “Tyr”. Gli ultimi album hanno avuto un discreto successo e hanno fatto molto per mantenere a galla una band che ha attraversato momenti difficili, tuttavia l’ipotesi di fare un tour e un album con una formazione simile a quella di “Heaven And Hell” fa gola a molti e le aspettative sono elevate. Fin dalle prime battute, però, si nota che qualcosa nell’atmosfera non quadra: Cozy Powell e Dio, fondamentalmente, non si sopportano. I due avevano già lavorato assieme ai tempi dei Rainbow ed evidentemente il passare del tempo non era stato sufficiente a calmare gli animi. Allo stesso tempo, i caratteri umbratili di Geezer e Iommi non sono adatti alla mediazione e il progetto sembra destinato a naufragare ancora prima di iniziare. A risolvere la situazione ci pensa il destino: a causa di una brutta caduta da cavallo, infatti, Powell si frattura il bacino e rimane inattivo per sei mesi. La band, non molto elegantemente, bisogna dirlo, ne approfitta per scaricarlo e richiama a bordo Vinny Appice, ricostituendo di fatto la formazione di “Mob Rules”.
I quattro si mettono subito all’opera e iniziano a dare forma a “Dehumanizer”, un album che segna un’interessante svolta stilistica per i Black Sabbath. In primo luogo, infatti, i testi di Dio si affrancano definitivamente dai temi fantasy a lui tanto cari per spostarsi su tematiche più attuali. Certo, si parla comunque di un disco heavy metal, con tutti i cliché del caso, ma innegabilmente tematiche come quelle trattate in “Computer God” sono quasi avveniristiche nel 1992. Oltre a questo, poi, abbiamo un’interessante evoluzione anche nel sound del gruppo che, messe in secondo piano le atmosfere più epiche del precedente disco, si buttano su uno stile cupo, monolitico e metallico. Impossibile non trovare delle analogie con l’universo di “Terminator”, il cui secondo capitolo, uscito l’anno prima, aveva ridefinito i confini della fantascienza al cinema: dalla copertina, con la morte cibernetica che riprende il design dei cyborg; ai testi sulla tecnologia pervasiva; fino al muro sonoro che si sposta inarrestabile fagocitando e distruggendo tutto.
La scaletta raccoglie uno spaccato delle potenzialità della band e, pur senza eguagliare gli altri due lavori con Ronnie James Dio, si difende più che bene, regalandoci numeri di classe come la già citata “Computer God”, “After All (The Dead)” o “Master Of Insanity”. Non mancano brani veloci, che ci ricordano i fasti di “Neon Knights”, come “TV Crimes”; mentre lo stile dei Sabbath dell’era Martin torna prepotentemente in “Time Machine”, ottima composizione scritta per la colonna sonora di “Fusi Di Testa”. Degna di nota, infine, anche “Too Late”, malinconica e disperata, con un Dio eccezionale ed una scrittura matura.
I risultati di vendita sono incoraggianti e la band si butta in un tour che toccherà anche l’Italia, a Reggio Emilia nello storico Monsters Of Rock. Sembrerebbe iniziata una nuova era per Iommi e compagni, invece ancora una volta gli eventi stanno per prendere una nuova piega. Questa volta a metterci lo zampino, quasi inconsapevolmente, è proprio il loro vecchio amico, Ozzy Osbourne.

TRACKLIST

  1. Computer God
  2. After All (The Dead)
  3. TV Crimes
  4. Letters from Earth
  5. Master of Insanity
  6. Time Machine
  7. Sins of the Father
  8. Too Late
  9. I
  10. Buried Alive
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