BLACK SHEEP WALL – No Matter Where It Ends

Pubblicato il 26/05/2012 da
voto
5.5
  • Band: BLACK SHEEP WALL
  • Durata: 01:00:00
  • Disponibile dal: 23/03/2012
  • Etichetta:
  • Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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Come questi Black Sheep Wall abbiano ottenuto un vantaggioso contrattone con la Season Of Mist è un vero mistero. Questo la dice lunga da un lato sull’inflazione ormai fuori controllo che ha preso possesso della scena underground estrema, che ormai vomita fuori band in maniera quasi emorragica, diluendo paurosamente il talento, e dall’altro sulla piega intrapresa da tante etichette storiche una volta punto di riferimento dell’estremo, e oggi fucine dell’anonimato più totale, con roster chilometrici e solo intente a sparare nel mucchio nella speranza di fare il colpaccio. E l’accoppiata Season Of Mist – Black Sheep Wall che ci troviamo tra le mani sotto forma del nuovo “No Matter Where It Ends” si potrebbe riassumere proprio così. La band di Los Angeles, arrivata al secondo album, dopo l’altrettanto anonimo “I Am God Songs”, ci ripropone per filo e per segno la formula del debutto, ormai dunque lungi dall’essere ancora fresca, e forse la rispolvera in maniera addirittura più intimorita e ingessata. Per chi non conoscesse la formula dei nostri, i Black Sheep Wall potrebbero essere definiti come i “Meshuggah dello sludge metal”. I loro riff infatti, di chiara derivazione godfleshiana, fanno leva sulla ripetizione martellante di pattern di chitarra statici, asciuttissimi e ossessivi, di chiara matrice industrial, e sull’uso di una sezione ritmica che segue ritmiche dispari e perennemente fuori asse. L’intento generale, teoricamente, sarebbe anche interessante, solo che poi non trova compimento e la band non trova mai alcun guizzo creativo per trascinarsi fuori dall’unidirezionalità e dalla staticità risucchiante del proprio sound. I riff si ripetono in serie, ultra-lenti e iper-distorti, con una pesantezza a dir poco massacrante, ma tutti uguali a se stessi. La sezione ritmica, nonostante la particolarità delle cadenze dispari, non tenta mai soluzioni più dinamiche, ma si fissa, come ipnotizzata su sè stessa, su una serie infinita di battiti statici e asettici. E le voci, infine, non fanno altro che cementificare l’immobilismo totale del disco, con una delivery completamente incolore e priva di audacia, basata interamente su delle urla cavernose prive di alcuna variazione e che a lungo andare risultano anche fastidiose. Il concetto del “tutto muscoli e niente cervello” nella musica dei Black Sheep Wall tocca insomma vette del tutto nuove.

TRACKLIST

  1. Agnostic Demon
  2. Liminality
  3. Vitruvian God
  4. Black Church
  5. Torrential
  6. Ambient Ambitions
  7. Cognitive Dissonance
  8. Personal Prophet
  9. Flesh Tomb
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