7.0
- Band: BLACK STAR RIDERS
- Durata: 00:40:11
- Disponibile dal: 03/02/2017
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Warner Bros
Prosegue a spron battuto l’inarrestabile marcia dei Black Star Riders, solida realtà sorta dalle ceneri dei Thin Lizzy, meritevole di aver inciso due dischi di pregevole fattura, assumendosi così l’onerosa responsabilità di colmare il vuoto assordante lasciato dalla band irlandese. Seppur indissolubilmente devoti allo spirito selvaggio del compianto Phil Lynott, sembra che in questa occasione i cinque protagonisti siano finalmente pronti a recidere il cordone ombelicale dal proprio inarrivabile mentore. “Heavy Fire” si palesa alle nostre orecchie come un buon disco di transizione, dal quale emerge l’inequivocabile intenzione di Scott Gorham e soci nel voler diversificare il più possibile il proprio linguaggio artistico. Nuovamente supportati in cabina di regia dal quotato produttore Nick Raskulinecz, i Nostri impiattano una serie di episodi che badano al sodo, ma al contempo puntano ad allargare gli orizzonti sino ad ora esplorati. Ad avvalorare la nostra opinione ci pensa il passionale ‘soul rock’ di “Ticket To Rise”, conquistando il nostro entusiasmo per merito di un seducente botta-e-risposta tra Ricky Warwick e le passionali corde vocali delle coriste. Un sincero plauso va concesso anche alla camaleontica title track e alla malinconica “Cold War Love”, quest’ultima efficacemente esaltata da un intenso chorus in grado di far venire la pelle d’oca. Il carismatico frontman di Newtownards assume le vesti dell’inappuntabile giornalista di cronaca, nella graffiante “Thinking About You Could Get Me Killed”, composizione ispirata da una conversazione avuta con un reduce della guerra del Vietnam. Il lato introspettivo dell’opera viene ulteriormente acuito dalla soffusa “True Blue Kid”, mentre “Testify Or Say Goodbye” si presenta come un efficace anthem da arena, in grado di esprimere tutto il suo potenziale dal vivo. Curiosamente, i brani più aggressivi non sempre riescono a centrare l’obiettivo, come nel caso della ruggente “Who Rides The Tiger”, la quale, sotto la poderosa coltre metallica del riff portante, nasconde ben poca sostanza. “When The Night Comes In” ricicla comodamente gli standard del rock’n’roll senza aggiungere ulteriore pepe alla pietanza, così come il frizzante groove di “Dancing With The Wrong Girl” si adagia comodamente sugli allori conquistati in un’altra epoca dai Thin Lizzy. Non ci resta che attendere, dunque, la prossima mossa di un collettivo in costante evoluzione.
