BLACK TRIP – Goin’ Under

Pubblicato il 27/08/2014 da
voto
7.0
  • Band: BLACK TRIP
  • Durata: 00:34:33
  • Disponibile dal: 07/07/2014
  • Etichetta: SPV Records
  • Distributore: Audioglobe

E’ oramai un dato di fatto che l’inossidabile virus della New Wave Of British Heavy Metal si stia rapidamente propagando in Svezia, contagiando inesorabilmente una serie di musicisti che hanno contribuito a scrivere alcune tra le pagine più intense del metal estremo. Dopo il fulminante esordio griffato dai The Dagger, peraltro recensito con lode sulle nostre pagine virtuali, tocca ai Black Trip rispolverare un sound datato ma tuttora ricco di incantevole fascino. A onor del vero la band scandinava ha preso vita nel lontano 2003, grazie all’unione delle forze tra il polistrumentista Peter Stjärnvind (ex Entombed, Unanimated, Merciless e mille altri) e l’ex batterista dei Wolf, Daniel Bergkvist. Nonostante le premesse a dir poco promettenti, il progetto è inizialmente naufragato nel nulla senza lasciare traccia ma il fatidico incontro avvenuto in Germania nel 2011 tra Stjärnvind e l’attuale cantante degli Enforcer Joseph Tholl ha rimesso in gioco una partita oramai data per persa. La squadra viene completata per l’occasione dal motore ritmico degli Enforcer Jonas Wikstrand, da Sebastian Ramstedt e Johan Bergebäck, rispettivamente ex chitarrista e bassista di Nifelheim e Necrophobic. La voce passionale di Tholl rievoca lo spettro del miglior Paul Di’Anno, dimostrando a conti fatti di essere la persona adatta ad interpretare con la necessaria intensità gli otto inni inclusi in “Goin’ Under”, dai quali traspare una palese dichiarazione d’amore nei confronti di gente come Thin Lizzy, Scorpions, Michael Schenker Group e Iron Maiden. Il livello qualitativo di scrittura si assesta su buoni livelli per tutta la durata del lavoro, senza purtroppo riuscire a lambire i vertici di eccellenza a cui ci hanno abituato di recente i conterranei The Dagger. In questa occasione vengono ridotti all’osso i barocchismi dal manto porpora, per puntare in prevalenza ad un assalto sonoro crudo e diretto, senza per questo sacrificare una certa eleganza in fase solista. Impossibile non rimanere stregati dall’intensità profusa dalla sontuosa “Thirst”, elaborato mid tempo che non avrebbe sfigurato nel meraviglioso “In Trance” degli Scorpions. Il quadrato incedere ‘priestiano’ di “Putting Out The Fire” ci spinge a battere il piede per terra senza troppi indugi; “No Tomorrow” si presenta invece come una versione 2.0 della celebre “Phantom Of The Opera” degli Iron Maiden. Le caleidoscopiche architetture musicali che avvolgono con estro ed eleganza la title track, “Tvar Dabla” e “Voodoo Queen”, riescono nel difficile intento di mantenere una coltre spessa di tensione nella loro interezza. La strafottente irruenza di “Radar”, ottimamente vitaminizzata da un furioso stop and go, penetra in pericolosi territori ‘scan rock’, mentre l’irruenza testosteronica di “The Bells” scorre rapidamente senza lasciare una traccia significativa. Il seme è oramai piantato, rimaniamo dunque in attesa nel prossimo futuro di essere travolti da una famelica orda di vichinghi, pronti a tutto pur di donare eterna giovinezza ad un piccolo grande movimento culturale.

TRACKLIST

  1. Voodoo Queen
  2. Radar
  3. Putting Out The Fire
  4. No Tomorrow
  5. Tvar Dabla
  6. The Bells
  7. Thirst
  8. Goin' Under
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