7.5
- Band: BLACKBRIAR
- Durata: 00:43:48
- Disponibile dal: 22/08/2025
- Etichetta:
- Nuclear Blast
Spotify:
Apple Music:
I Blackbriar sono una band olandese formatasi nel 2012 ma che ha cominciato a mettersi in evidenza specialmente con il suo secondo singolo, “Until Eternity”: un brano uscito nel 2015 che vanta, ad oggi, oltre venti milioni di visualizzazioni e che ha gettato le basi per il loro sound e il loro stile.
Non è un caso che la formazione guidata dalla cantante Zora Cock (che prosegue la tradizione di cantanti rossocrinite provenienti dai Paesi Bassi, sulla scia di nomi come Simone Simons o Charlotte Wessels), per la realizzazione di questo suo terzo full-length, intitolato “A Thousand Little Deaths”, abbia deciso di trascorrere alcuni giorni proprio nella villa dove era stato registrato il video di quel brano.
Un modo per restare fedeli e respirare le atmosfere che hanno dato origine a questo progetto, per trasmettere in maniera più realistica le emozioni e le sensazioni che ha suscitato loro vivere in quel luogo, così denso di storia e di mistero ma allo stesso tempo così importante per la loro carriera.
Una caratteristica nella musica dei Blackbriar è appunto quella di ispirarsi a storie dark, talvolta vagamente macabre o persino horror: lo stile, infatti, trae spunto chiaramente dal gothic metal, dal symphonic e dal metal melodico, ma una loro peculiarità è quella di dare quest’impronta più cupa e oscura, tipica del dark pop, dal quale viene in qualche misura mutuato anche uno squisito gusto melodico.
Le loro canzoni parlano di storie dal sapore gotico, amori che durano oltre la vita, racconti di terrore e tanto altro. Sotto questo profilo, un elemento fondamentale nel loro sound è dato proprio dalla voce di Zora Cock, interprete straordinaria, in grado di condurre l’ascoltatore con il suo cantato pienamente all’interno delle atmosfere create dai Nostri, nel loro mondo popolato di spettri e di misteriose presenze.
La sua voce, al primo impatto innocente, quasi infantile, è invece particolarmente abile nel modulare le note e i singoli passaggi con grande espressività: ne è un esempio lampante un brano come “A Last Sigh Of Bliss”, probabilmente una delle canzoni più rappresentative dell’album dove, partendo da quella che sembra assomigliare alla nenia di un’oscura ninna nanna, giunge ad un canto che trasuda dolore e malinconia.
Le tracce sono dunque costruite attorno alla sua voce, ma questo non significa che passi in secondo piano l’aspetto musicale, nel quale spiccano i tappeti e le orchestrazioni maestose del tastierista Ruben Wijga, insieme al muro sonoro costruito dalle chitarre e all’efficace sezione ritmica, dove va evidenaziato il ruolo del batterista Renè Boxem, compagno della Cock e principale compositore.
Tutto l’album è dunque ben concepito e arrangiato per amalgamare le canzoni come se fossero parti di un insieme, per quanto ciascuna rappresenti una storia a sè e non si tratti di un vero e proprio concept.
Le tracce funzionano molto bene e non possiamo non menzionare pezzi come “The Hermit And The Lover”, “The Fossilized Widow”, “Floriography” o “Harpy” (dove si ritrovano anche elementi folk), ma davvero tutti i brani sono validi e possono essere considerati tutti dei potenziali singoli.
Riteniamo dunque “A Thousand Little Deaths” davvero un buon disco, che conferma quanto di valido si era potuto ascoltare nel precedente “A Dark Euphony” e che rilancia ulteriormente i Blackbriar come una una band interessante, con una sua forte impronta e personalità.
