BLACKOUT – Blackout

Pubblicato il 08/04/2003 da
voto
7.0
  • Band: BLACKOUT
  • Durata: 23:40:00
  • Disponibile dal: 08/04/2003
  • Etichetta:
  • Perennial Quest

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Una bella sorpresa! Semplicemente questo per riassumere il mini in questione targato Perennial Quest Records. Ne sono autori i francesi Blackout, giovane band attiva dal 1999. E’ un lavoro che denota buona consapevolezza dei propri mezzi, una più che discreta tecnica e volontà da vendere. Difficile dare precise e univoche indicazioni sul sound in auge in seno a questo gruppo: bisogna ammettere, infatti, che le loro influenze sono molteplici e prendono spunto da vari sottogeneri dell’heavy metal. C’è molto power-thrash innanzitutto, ci sono robusti inserti death e uno spiccato senso della melodia che salta subito all’orecchio; e poi un’attitudine di fondo che sfocia chiaramente nel prog, rilevabile in primis nella struttura delle canzoni, articolata e ricca di “saliscendi”. A questo punto, voi tutti starete pensando alla stessa band: Children Of Bodom. Be’, in prevalenza sì, la principale fonte d’ispirazione sembrano essere i Bambini finlandesi (il combo di Alexi Laiho, però, mantiene una furia esecutiva che qui non riesce ad emergere come potrebbe, a favore di una violenza molto più controllata), ma non solo! Fanno capolino, a mio avviso e con i dovuti paragoni, anche gli Angra del mitico “Angels Cry” e qualche accelerazione tipica di mostri sacri del death scandinavo quali i Dark Tranquillity (periodo “The Gallery”). Ma, ripeto, si possono scovare una miriade di gruppi nel background artistico dei Blackout. La musica da loro proposta, nell’attuale situazione della scena metal, talmente settorializzata, potrebbe essere addirittura controproducente: non riuscendo ad inserirli in nessun contesto, potremmo anche liquidarli in fretta dicendo che pescano a man bassa da più parti senza un briciolo di personalità. E invece non è così! I quattro pezzi qui presenti sono riusciti in pieno, l’alternanza di sensazioni suscitate annulla la noia e rende il tutto piacevolmente ascoltabile. In particolar modo, si apprezzano “Hidden Borders”, brano di malinconica potenza, con tastiere equilibrate e mai invadenti, e le due voci (growl e pulita, entrambi maschili) ben impegnate a scambiarsi il ruolo di protagonista. Adesso aspettiamo l’album completo, sperando che i Blackout continuino su questa strada e non si spengano, come il loro monicker potrebbe far presagire. Per ora, convincono alla grande!

TRACKLIST

  1. Keys Of Time
  2. Hidden Borders
  3. Wasted Life
  4. I Used To Live
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