7.0
- Band: BLASPHERIAN
- Durata: 00:36:30
- Disponibile dal: 8/03/2011
- Etichetta:
- Deathgasm Records
Da Houston, i Blaspherian esordiscono con un LP a metà strada tra gli Incantation di “Mortal Throne Of Nazarene” e gli Immolation di “Dawn Of Possession” (guardare la copertina), riferimenti precisi e puntuali che implicano affermazioni altrettanto precise e puntuali: il genere suonato non soffre di ambiguità da definizioni ardite, è death metal punto e basta, né potete nutrire dubbi sulla caratura tecnica di questo trio. Rimane, dunque, solo la liceità di chiedersi quale sia il livello qualitativo che, per inciso, è piuttosto alto. Il songwriting è buono, ogni pezzo è ben strutturato e mai tirato per le lunghe: benché si tratti del debutto, i Blaspherian non danno mai l’idea di voler strafare, appesantendo le canzoni più del necessario, e sembrano decisamente sicuri di sé nella composizione. Sicuri al punto di sfidare i classici con un disco che non sembra intenzionato a spostarsi da coordinate in forza da 15-20 anni, operazione rischiosa perché è frequente finire per scimmiottare impersonalmente i mostri sacri del relativo genere. Ai Blaspherian questo non succede perché di personalità ne hanno, eccome: alcuni brani, come “Invoking Abomination”, pur risultando completamente devoti al sacro canone del death metal classico, presentano qualche soluzione (specie a livello di riff) che può lasciare ben impressionati anche ascoltatori più esperti. Le canzoni risultano tutte decisamente solide e, al contempo, scorrevoli grazie a una produzione azzeccata e un’ottima gestione dei cambi di tempo: rallentamenti, tempi medi e accelerazioni non si pestano mai i piedi. L’aspetto più debole è rappresentato da ritmiche non particolarmente fantasiose, ma si può affermare che tutto ciò risulta pertinente con l’approccio filosofico del gruppo. Proprio per queste sue caratteristiche estremamente ortodosse ci sentiamo di consigliare “Infernal Warriors Of Death” ai fanatici del death metal dei primi anni 90 (come il sottoscritto); chi invece preferisse soluzioni di più ampio respiro potrebbe trovare questo album un po’ ostico per via della grande compattezza dei pezzi.
