BLAZON STONE – Damnation

Pubblicato il 23/09/2021 da
voto
7.0
  • Band: BLAZON STONE
  • Durata: 00:43:02
  • Disponibile dal: 15/09/2021
  • Etichetta:
  • Stormspell Records

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Incredibilmente, dopo uno scioglimento temporaneo avvenuto appena due anni fa, gli svedesi Blazon Stone tornano sul mercato con una nuova formazione e con quello che, in tutta sincerità, è un lavoro per cui, se presentasse un altro nome in copertina, faremmo tutto sommato volentieri i salti mortali dalla gioia. Ma di questo parleremo dopo, andiamo con ordine.
Il buon polistrumentista Cedrick Forsberg, dalla insaziabile voglia di mantenere vivo un quantitativo impressionante di progetti di matrice classica, nel 2019 si era mostrato parecchio frustrato al momento di chiudere baracca e burattini con quella che è forse la line-up in cui ha investito più tempo e fatica, senza ovviamente nulla togliere ai vari Rocka Rollas, Cloven Altar, Breitenhold e compagnia briscola; e aggiungeremmo il suo recente ingaggio nei connazionali Palantir e nei polacchi Crystal Viper. Con questi ultimi è un po’ come se ci fosse stata una sorta di transazione reciproca: Ced entra come batterista nella band di Marta Gabriel, e lei entra come bassista nella band di Ced. Aggiungete il nuovo drummer Kalle Logfren e, soprattutto, il nuovo vocalist Matias Palm e avrete la ricetta perfetta per un ritorno che non ha avuto bisogno di farsi attendere granché.
Chiariamoci, pur nutrendo molta simpatia per i Blazon Stone, non riteniamo fosse una perdita particolarmente grave, soprattutto per via della loro natura da band dedita ad una vera e propria proposta da ‘more of the same’, ma fa in ogni caso piacere notare che una realtà comunque ancora giovane sia riuscita a trovare la forza per tornare a esistere, peraltro all’interno di un mercato sempre più feroce.
La nota dolente del loro nuovo “Damnation” è probabilmente anche la sua forza: come in tutte le occasioni precedenti, sin dalla iniziale “Endless Fire Of Hate” (con tanto di intro in veste di titletrack), sembra a tutti gli effetti di sentire la musica che ha reso gloriosi i Running Wild in un’epoca ormai passata, a partire da guitar work e timbrica vocale, fino ad arrivare al songwriting nella sua essenza. Il suddetto brano infatti carica, diverte e coinvolge, anche grazie alla sua ritmica velocissima e ad un chorus battagliero, ma sta di fatto che ogni singola soluzione musicale richiami in tutto e per tutto quanto fatto a suo tempo dalla line-up di capitan Rolf Kasparek. Sulla seguente e meno aggressiva “Raiders Of Jolly Roger” poi c’è poco da esprimersi, visto che sin dal titolo i rimandi sono a dir poco spudorati; tuttavia fa un certo effetto notare che, malgrado tutto, i brani facciano sfoggio di un’efficacia invidiabile, tant’è che persino la seguente “Chainless Spirit” col suo ritornello riesce a stamparsi in testa anche dopo un singolo ascolto.
Le più lunghe “Black Sails On The Horizon” e “Wandering Souls” non fanno nulla per discostarsi da quanto scritto poco fa, ma piuttosto proseguono comodamente sulla rotta già tracciata, con tutta l’assimilabilità del caso data anche qui dai ritornelli cantati in coro e da dei ritmi che non si spingono mai oltre una certa velocità di crociera. Fortunatamente “Hell On Earth” ripropone quella furia tempestosa già apprezzata nel brano iniziale, catturando la nostra attenzione con risultati sorprendenti, similmente a “Bohemian Renegade”, che riesce nel suo intento facendo sfoggio di alcune soluzioni musicali differenti, come ad esempio il main riff molto più in evidenza rispetto alle altre.
L’intermezzo “1671” crea un’atmosfera invero più in linea coi Grave Digger, ma la conclusiva suite “Highland Outlaw” lascia spazio a ben poche variazioni sul tema: anzi, a modo suo potrebbe quasi risultare ridondante a questo punto, se non fosse per la lunga e danzabile fase strumentale.
Che dire, quindi? Il lavoro sicuramente è di qualità e ci sono moltissimi spunti per intrattenere ed emozionare gli ascoltatori cui l’intera scaletta vuole rivolgersi, ma quella stramaledetta tendenza a continuare ad accostarsi a una formazione quasi al limite del plagio ci costringe ogni volta, seppur indirettamente, a minare le nostre valutazioni. C’è però da chiedersi una cosa importante, ricollegandoci all’inizio della recensione: se sulla copertina non ci fosse scritto il nome dei Blazon Stone, ma quello della band cui hanno scelto di ispirarsi pedissequamente, saremmo forse delusi? Probabilmente no, in quanto non sono in pochi a ritenere che, oggi come oggi, la band svedese sia in grado di proporre lo stile musicale che ha reso celebri i Running Wild molto meglio di come abbiano fatto questi ultimi in tempi recenti. Un’affermazione senz’altro forte, ma che a malincuore dobbiamo riconoscere come non poi così lontana dalla realtà.

TRACKLIST

  1. Damnation (Intro)
  2. Endless Fire Of Hate
  3. Raiders Of Jolly Roger
  4. Chainless Spirit
  5. Black Sails On The Horizon
  6. Wandering Souls
  7. Hell On Earth
  8. Bohemian Renegade
  9. 1671
  10. Highland Outlaw
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