BLAZON STONE – Return To Port Royal

Pubblicato il 07/11/2013 da
voto
5.0
  • Band: BLAZON STONE
  • Durata: 00:48:04
  • Disponibile dal: 17/09/2013
  • Etichetta: Stormspell Records
  • Distributore:

Eccoci al cospetto di uno dei cloni piú clamorosi mai sentiti in ambito metal. Le copie, belle o brutte che siano, certo non sono cosa rara nel nostro genere preferito e questo in un certo senso è anche comprensibile, vista la quantitá impressionante di pubblicazioni e la fortissima passione per i propri idoli che induce le giovani band ad emularli in tutto e per tutto. Questa formazione svedese, spinta da una vera e propria adorazione per i Running Wild,  ha però passato quel limite di decenza che fa da confine tra imitazione e ‘plagio’. Il nome del gruppo è il titolo di uno dei dischi piú noti della storica band tedesca e il titolo del qui presente album di debutto ne ricalca un altro, il famoso “Port Royal”. L’artwork è ovviamente in linea con le tematiche piratesche su cui si basano i brani. Ma veniamo alla musica. Già dall’intro epica e marziale è a dir poco palese il tentativo di riprodurre quello che Capitan Rock ‘n’ Rolf ha fatto con i suoi Running Wild negli anni ’90. L’arrivo della titletrack spazza ogni dubbio e ci mostra un gruppo la cui intenzione pare essere quella di realizzare un disco che possa inserirsi tra un “Pile Of Skulls” e un “Black Hand Inn” dei padri ispiratori tedeschi. Giri melodici, riff, linee vocali, testi, drumming…tutto combacia e la cosa si fa ancora piú evidente a centro tracklist, ossia laddove i Blazon Stone spingono sull’acceleratore, lanciandosi in tiratissime bordate power dominate da doppia cassa e riff dalle melodie marinaresche. In questi frangenti vi sembrerá di ascoltare un collage di brani dei Running Wild quali “Powder And Iron”, “Whirlwind”, “The Privateer” o “The Phantom Of Black Hand Hill”. Che dire poi delle conclusive “Wind In The Sails”, con un refrain strappato a “Tortuga Bay”, o “The Tale Of Vasa” che cerca di chiudere il disco sulla falsariga di una “Treasure Island”? Nulla, se non ribadire che per fare musica a un certo livello bisogna anche avere un minimo di personalitá o comunque non limitarsi totalmente allo scopiazzamento indiscriminato di idee e caratteristiche peculiari altrui. Detto questo, precisiamo anche che il disco in questione è ben prodotto, i brani hanno un bel tiro, divertono e il lavoro nel suo complesso si lascia ascoltare piacevolmente, sempre se si riesce a sopportare l’idea che piú che un album vero e proprio, qui si è di fronte ad una sorta di tributo.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Return To Port Royal
  3. Stand Your Line
  4. Amistad Rebellion
  5. High Treason
  6. Curse Of The Ghost Ship
  7. Blackbeard
  8. Wind In The Sails
  9. The Tale Of Vasa
4 commenti
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