BLINDEAD 23 – Deuterium

Pubblicato il 19/05/2026 da
voto
7.5
  • Band: BLINDEAD 23
  • Durata: 00:53:41
  • Disponibile dal: 22/05/2026
  • Etichetta:
  • Peaceville

Se vi state chiedendo se questi Blindead 23 siano gli stessi polacchi una volta noti semplicemente come Blindead, ebbene sì, sono proprio loro: il loro leader Mateusz ‘Havoc’ Smierzchalski, ex chitarrista dei Behemoth, ha deciso di rimettere in piedi la band dopo lo scioglimento del 2022 con un nuovo nome – benché quasi identico – e con nuovi membri – ma con il ritorno al microfono di Patryk Zwoliński.
Anche la cifra stilistica non si discosta poi molto da quella del gruppo originario, poiché siamo sempre dalle parti dove il post-metal incrocia altri territori, in passato più vicini a sperimentazioni sludge, qui, come vedremo a breve, più su coordinate progressive o avantgarde. Di certo ci sono stati casi di cambiamenti ben più radicali in seno a ensemble che hanno deciso di mantenere lo stesso nome, ma non discostarsi poi molto non significa assolutamente mantenere lo stesso stile: le differenze ci sono, sono evidenti all’ascolto, e cercheremo di palesarle in maniera chiara e precisa nel corso di quest’analisi.

Cominciamo introducendo i nuovi membri che vanno a completare la nuova formazione assieme ad Havoc e Zwoliński, si tratta indubbiamente di due pezzi da Novanta del metal internazionale: alla batteria troviamo infatti Pawel ‘Pavulon’ Jaroszewicz, attualmente anche negli Vltimas, nonché ex Vader e ex Decapitated – citando solo tre delle decine e decine di gruppi nei quali milita o ha militato – e Roger Öjersson, chitarrista già nei Katatonia e nei Tiamat.
Una formazione dall’elevatissimo tasso tecnico quindi, ed è facile sincerarsene non appena ci si immerge nell’opera: “Immersion I”, in apertura, è infatti un gioiellino di metal estremo e progressivo, dove tutto è cesellato nei minimi dettagli. In proposito citiamo la lunga introduzione atmosferica di sintetizzatore, l’attacco che ricorda gli Arcturus di “The Sham Mirrors”, i riff jazzati che rimandano ai Voivod (veri pionieri del crossover tra progressive rock e metal estremo), il finale che evoca i Mastodon di “Crack The Skye”, ma nell’insieme il brano è molto vicino agli Enslaved con Herbrant Larsen alle tastiere e voce: pesante ma raffinato, sempre in bilico tra potenza e ricerca musicale e caratterizzato dal doppio cantato growl e pulito; forse il pezzo di punta del disco assieme alla title-track, che nelle bordate di tremolo picking, palm muting, bending e doppia cassa cita i Gojira – più post-metal che sludge, più Europa che Stati Uniti.
L’album qualitativamente comunque risulta molto compatto, fatto di musica cangiante, complessa, ma non asettica, anche grazie al bel timbro caldo di Zwoliński e a degli arrangiamenti di grande gusto e classe, con chitarre moderne e avvolgenti una batteria energica ma mai invadente.
Doveroso citare anche la lunga – più di dieci minuti – “Worst Laid Plans”, veramente sontuosa, che riassume tutta l’ambizione di questa nuova avventura patrocinata dalla storica Peaceville, battezzata da un suono perfetto forgiato da David Castillo presso lo Studio Gröndahl di Stoccolma nella primavera del 2023, e cesellato con cura nel corso degli ultimi anni. Una vera e propria suite che necessita della giusta concentrazione per essere apprezzata fino in fondo e sugellata da uno splendido finale con il sintetizzatore assoluto protagonista.

Come già successo ai Mastodon, che affiorano qua e là tra i solchi del disco, lo sludge dei Blindead è andato a sublimarsi nel progressive metal dei Blindead 23; ovviamente con delle evidenti e sostanziali differenze: innanzitutto lo sludge dei Nostri era decisamente più atmosferico e tale rimane anche il loro prog metal, che per il resto pesca invece parecchio dagli esponenti nordici del settore, dagli Opeth ai Leprous, dai Pain Of Salvation ai Soen, ma pur essendo così sfaccettato non riesce a eguagliare in originalità quello dei georgiani.
Talvolta, lungo l’ascolto, viene il sospetto che i Blindead 23 siano più bravi come strumentisti che come compositori, non perché i vari passaggi non siano emozionanti e ben scritti, ma perché i cambi di ritmo e tonalità risultano leggermente poco fluidi, e soprattutto perché, in fin dei conti, ai polacchi manca un po’ di personalità.
Se rispetto alla precedente incarnazione il tasso tecnico si è innalzato e anche registrazione e missaggio risultano decisamente più curati, rimane lievemente latitante un vero e proprio marchio di fabbrica che permetta di riconoscere immediatamente il gruppo; particolare che tuttavia non sempre e non da tutti viene richiesto quale requisito fondamentale: agli appassionati del metal sofisticato (e  forse un po’ artificioso) può bastare anche così per farne il disco dell’anno.
Dal nostro punto di vista si tratta ad ogni modo di un album di assoluto spessore che è giusto premiare: i punti deboli già segnalati non possono inficiare più di tanto il giudizio finale, che rimane quindi assolutamente positivo.

TRACKLIST

  1. Immersion I
  2. Immersion II
  3. Wither
  4. Worst Laid Plans
  5. Deuterium
  6. Towards the Dark
  7. You Are the Universe
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