BLOCKHEADS – Trip to the Void

Pubblicato il 11/11/2021 da
voto
7.0
  • Band: BLOCKHEADS
  • Durata: 00:28:00
  • Disponibile dal: 15/11/2021
  • Etichetta:
  • Bones Brigade
  • Lixiviat Records

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A guardare il numero delle tracce incluse in questo loro ritorno discografico (ben venticinque), si hanno pochi dubbi sul fatto che i Blockheads, nonostante quasi un decennio di silenzio, siano rimasti fedeli a quel caustico grindcore che ha caratterizzato larga parte della loro carriera. Lasciata la Relapse per le connazionali Lixiviat Records e Bones Brigade, i francesi non perdono comunque quel furore ostentato sul precedente “This World Is Dead”, tornando alla carica con un nuovo full-length nel quale le premesse e le promesse vengono mantenute: l’impasto tra grind e scorie death metal e hardcore continua a funzionare, tanto che una buona dose di eclettismo riveste l’esecuzione e la scrittura del gruppo di Nancy, il quale non si lasciano indurre nella facile tentazione di tirare sempre dritto come un treno, trovando più o meno regolarmente il modo di mescolare un po’ le carte. Certo, il nerbo della tracklist è costituito da pezzi essenziali e tiratissimi, per la creazione di un suono che permei e lambisca ogni linea di contenimento per poi esondare libero e irrefrenabile, ma ogni tanto si rallenta o si opta per strutture più frastagliate, dove le suggestioni e le indicazioni musicali, i punti di riferimento e le citazioni sono scelte con cura e vi è la netta sensazione che di fondo vi sia una chiara idea di come dare all’album uno sviluppo completo. Non mancano ovviamente rimandi più espliciti di altri, ma questa volta, almeno rispetto a “This World Is Dead”, l’influenza dei Nasum è un po’ meno lampante, anche se il concept alla base di “Trip to the Void” resta in linea con quell’immaginario apocalittico caro ai mai dimenticati svedesi, dove la musica si confronta con le contraddizioni del proprio tempo, fra timori per il futuro, inquietudini del presente e riverberi del passato.
Un disco insomma maturo, concreto e certo non verboso, che ci ripresenta una band che ormai, dopo quasi trent’anni di carriera underground, è davvero sinonimo di esperienza e solidità.

TRACKLIST

  1. Ephemeral
  2. Provoked Starvation
Walls
  3. The Devourer
  4. When You’ll Become a Shadow
  5. Damage Control
  6. Nothing Learned Yet
  7. The Rights of Jesters
  8. Conscience Cleaner
  9. False
  10. Here Comes the Clown
  11. Vultures
  12. Cages
  13. Born In Despair
  14. Burn Out
  15. Head In Shit
  16. Alienated
  17. Blind Machine
  18. Newspeak
  19. Black Heaps of Cinders
  20. Trip to the Void
  21. This is Hell
  22. Pungent Steams of Acid
  23. Days of Darkness
  24. Flesh Furnace
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