BLODHEMN – Holmengraa

Pubblicato il 04/06/2012 da
voto
7.0
  • Band: BLODHEMN
  • Durata: 00:41:09
  • Disponibile dal: 21/05/2012
  • Etichetta: Indie Recordings
  • Distributore: Audioglobe

Attivi dal 2004 in quel di Bergen, Norvegia pura, i Blodhemn esordiscono su lunga distanza dopo l’EP uscito nel 2010 con questo “Holmengraa” per Indie Recordings. I Blodhemn sono una one-man-band, sfogo personale di Invisus che riferisce di come a ovest della madrepatria, lontano dalla costa, ci sia un’isola deserta e buia con solo un vecchio faro come costruzione, chiamata appunto “Holmengraa”. L’isola, sferzata da venti gelidi, pare emani un concentrato di paura, malvagità e misticismo che Invisus ha musicato con un black metal dei più truci che riprende la grande tradizione di Immortal, primi Enslaved e Gorgoroth.  Veniamo quindi all’esame del disco. Le influenze thrash metal si fanno sentire su ogni lavoro dei mostri sacri del genere e i Blodhemn, anche se freschi d’approdo nel panorama musicale, non ne sono esenti. Ecco quindi che i brani, a partire dall’opener “Rettersted”, spaziano molto da momenti thrash ad altri più veloci e marcatamente estremi. Proprio la prima vera canzone in scaletta ci fa apprezzare il gusto della band per il lavoro di chitarra, mai lasciato all’approssimazione. Sulla musica, spicca decisamente la voce, molto “harsh” (fattore questo accentuato dalla scelta di cantare propriamente in lingua madre), roca come prevedono i comandamenti del black metal vecchio stile anche se i Blodhemn in sede di produzione hanno scelto sì un suono “old school”, ma che fosse ben udibile in ogni sua parte, trovando infine un ottimo compromesso. Pezzo superlativo in scaletta è sicuramente “Djevelen i Menneskeform”, che inizia con un ghigno che sa di maleficio. Il brano poi muta a più riprese riservando inizialmente un ottimo lavorio di chitarra – apprezzato ancora di più grazie ai tempi lenti della batteria e che genera un groove eccezionale – salvo poi accelerare per una parte di black metal tirata, con dei riff di chitarra secchi e taglienti, veramente molto ispirata.  “Thingvellir” con i suoi sei minuti e passa di durata è la composizione più epica e ragionata del disco, mentre su “Nekromani” aleggia un feeling punk/rock’n’roll che dona al brano una sembianza più vicina alle ultime produzioni dei Satyricon ma anche dei Darkthrone. Ottime anche “Maanelyst”, altra traccia che contrappone sfuriate a break da puro headbanging e “Telehiv”, sette minuti di lamentazioni sonore a regime vario, un brano dove il black metal cerca di essere cupo anche più di quanto si può. Insomma, un disco di metallo nero di stampo primordiale che farà felici gli appassionati del genere nella sua forma più truce. Se poi “Holmengraa”, col sopraggiungere della fine, non vi avesse ancora fatto prigionieri, ecco la ruffianeria finale, la strizzata d’occhio decisiva: la cover dei Dissection per il brano “Black Horizons” che ha il difetto di farci sentire ancora di più la mancanza del gruppo di Jon Nodtveidt.

TRACKLIST

  1. Galgebakken
  2. Rettersted 0
  3. Djevelen i Menneskeform
  4. Thingvellir
  5. Nekromani
  6. Maanelyst
  7. Telehiv
  8. Black Horizons (Dissection cover)
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