6.5
- Band: BLOOD OF SEKLUSION
- Durata: 00:48:40
- Disponibile dal: 19/04/2012
- Etichetta:
- Butchered Records
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Si era creata una certa attesa nell’underground estremo italiano per l’esordio dei modenesi Blood Of Seklusion, terzetto estremamente interessante che trae linfa vitale soprattutto dal death metal europeo di inizio anni Novanta, con una predilezione per quanto fatto da Grave e Benediction. In realtà, questo “Caustic Deathpath To Hell” è un lavoro riuscito solo a tratti, dato che parte dei tredici brani presenti non riesce a colpire a dovere, risultando scontata e ripetitiva. L’altra faccia della medaglia sta nel fatto che quando la band affonda il colpo lo fa con convinzione ed efficacia, gettando addosso all’ascoltatore una rabbia ed un’esplosività davvero encomiabili. Se solo il lavoro avesse avuto perlomeno quattro o cinque tracce di meno senza dubbio sarebbe stato più incisivo e riuscito, ma tant’é. Iniziamo con il dire che la band è formata dal cantante e bassista Alberto Dettori, dal chitarrista Daniele Lupidi e dal batterista Marcello Malagoli. Dettori è forse l’arma più efficace in mano al combo, in quanto dotato di un growling potente ed intenso, che, oltretutto, riesce ad essere piuttosto intelleggibile. Tecnicamente parlando, comunque, non c’è nulla da dire sui tre componenti: Malagoli alterna ritmiche differenti tra loro con facilità e naturalezza, mentre Lupidi si concentra su un lavoro prettamente death che però in qualche sprazzo solista non disdegna brevissime incursioni in generi meno estremi. Grave e Benediction, dicevamo in apertura, ma anche Entombed, Unleashed, Asphyx e un pizzico di Pestilence e Monstrosity, giusto per gradire. Il death metal dei Nostri é quindi molto vario ed articolato e passa da momenti decisamente “classici”, come nell’ iniziale “Epidemic Madness”, a tentazioni death and roll sopite all’interno di “The Darkest Of The Graves” e “Beware Of The Gods”, entrambe però piuttosto monotone; si permette qualche sferzata grind (“Liar In Darkness”) e non si disdegnano passaggi in downtempo (“Dead Dominion”, “Celebration To Death”, la migliore del lotto). Le ritmiche sono quasi sempre telluriche ed incisive, fino a sfociare nel blast beat di “Freezing In Fire” o “Decorations For The End Of All Days”, che dal vivo non faranno prigionieri. L’aderenza ai canoni è totale, non vi è traccia di innovazioni varie e la personalità della band riesce ad emergere soltanto grazie ad una potenza esecutiva davvero estrema. La produzione è soddisfacente quasi in toto, se non fosse per dei suoni di batteria un po’ lontani e deboli. Insomma, i Blood Of Seklusion probabilmente dovranno meglio focalizzare la loro proposta ma già con questo primo vagito sulla lunga distanza mostrano a tratti di avere le carte in regola per poter dire la propria all’interno di una scena estrema tricolore che vanta band sempre più interessanti e preparate.
