BLOOD OF THE SUN – Burning On The Wings Of Desire

Pubblicato il 13/11/2012 da
voto
8.0
  • Band: BLOOD OF THE SUN
  • Durata: 00:39:00
  • Disponibile dal: 05/11/2012
  • Etichetta: Listenable Records
  • Distributore: Audioglobe

Dura la vita di noi scribacchini digital-musicali. Tutti voi pensate che noi passiamo il nostro tempo tra party, droga, conigliette di playboy e rock star, per poi attaccarci e criticare ogni nostra parola. Se solo sapeste la realtà dei fatti sareste più magnanimi, se solo sapeste che viviamo tutti insieme in uno scantinato, al freddo, vessati dai nostri capo-redattori che ci passano un tozzo di pane solo dopo aver scritto una recensione! Poi, per fortuna, arriva un disco come questo “Burning On The Wings Of Desire” ed allora la vita ci sembra più bella, degna di essere vissuta. Nati nel 2002 per mano di Henry Vasquez (Saint Vitus, Archie Bunker) e Dave Gryder (tastiere, già membro degli Storm At Sunrise), la band texana torna a farci ascoltare quella musica che ora chiamiamo stoner-doom, ma che negli Anni ’70 rispondeva solo se la chiamavi “rock”. Diciamo subito che gli amanti degli Spiritual Beggars troveranno in questo disco quelle emozioni che forse il super-chitarrista Mike Amott non regala loro da (troppi) anni, con quel perfetto equilibrio tra blues, hard rock settantiano, impatto stoner-metal e rallentamenti doom. Brani come “Mantra” o “Blind Mountain”, del sopra citato gruppo dell’ex Carcass, si getterebbero volentieri tra le braccia della splendida donna immortalata sulla copertina di questo anacronistico album. Echi di Deep Purple, Mountain, Black Sabbath e Uriah Heep fanno da contrasto a chitarre maggiormente heavy, che non possono in alcuni frangenti che ricordarci i Kyuss e le loro “Desert Sessions”. Il disco si apre con “Let It Roll”, una vera dichiarazione di intenti, dove un caldissimo Hammond sostiene una batteria incalzante, che ha il cuore di Ian Paice ed i muscoli di Cozy Powell, mentre la chitarra si prodiga in quello che le riesce meglio, ovvero tonnellate di splendidi, enormi, memorabili riff. Da tradizione ultra-decennale, l’organo (musicale) di Dave Gryder si infiamma non appena viene lanciato dai suoi soci; un rallentamento, uno stop’n’go ritmico, l’innalzarsi di tonalità, è il segnale dell’arrivo di una tempesta di note “hammondiane” che ci travolgono sino a quanto il singer non interviene per riprendere in mano le redini di questo stupendo cavallo scosso. Davvero curiosa la voce del cantante, dallo stile e dalla pronuncia così simili ad una versione “chipmunks” di Zakk Wylde da farci sorride. Una sorta di grezzo rocker, che tra una birra ed un hotdog ha studiato da Ian Gillan è l’impressione che abbiamo, ascoltando le linee vocali di questo bel disco, che ci esalta continuamente con ritmi sostenuti, rallentamenti blues-doom e ritornelli che si stampano come timbri sul nostro cervello ormai assuefatto e “stonato” da fumi settantiani. Da quanto non sentivamo un duello tra una chitarra pentatonicamente eccitata ed un hammond come quello presentatoci nel brano “Can’t Stop My Heart”? Gli stra-citati Spiritual Beggars cantavamn “Young Man Old Soul”, ed è proprio come ci sentiamo ascoltando questo lavoro: giovani, moderni, vitali, ma così profondamente debitori verso quelle radici “nere”, blues e rock che hanno poi partorito tutta la musica metal che ci rende così felici ed appagati. Addirittura un bellissimo pianoforte aromatizzato al whiskey delizia le nostre orecchie in una sentita “Brings Me Down”, dove ogni nota prende il suo tempo, ogni sapore ci lascia un retrogusto solare ed al contempo nostalgico. Ritmi incalzanti ci accompagnano sino al compendio musicale di questo bel CD, una bella “Good And Evil”, dove una voce maggiormente aggressiva si fa forte, sapendo di essere spalleggiata da una sezione ritmica che per tutto il disco non ha mai smesso di creare groove coinvolgenti, da una chitarra che sa quando e cosa suonare ed un hammond sempre presente ma mai stancante. Concludendo, un disco da ascoltare almeno una volta, ricordandoci quello che eravamo. Finito l’ascolto, non ci tocca che tornare nella nostra fredda, buia ed umida cantina, sperando che il prossimo lavoro sia bello quanto questo.

TRACKLIST

  1. Let It Roll
  2. Burning On The Wings Of Desire
  3. Can't Stop My Heart
  4. Brings Me Down
  5. Rock Your Station
  6. Good Feeling
  7. The Snitch
  8. Good And Evil
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