7.0
- Band: BLOOD RED THRONE
- Durata: 00:41:26
- Disponibile dal: 29/08/2011
- Etichetta:
- Sevared Records
Tornano i Blood Red Throne, senza dubbio i più importanti alfieri del death metal made in Norway e, al giorno d’oggi, anche dell’Europa tutta. All’insegna del motto “formula vincente non si cambia”, “Brutalitarian Regime” – primo album a uscire per la statunitense Sevared Records – porta avanti il discorso iniziato ormai dieci anni fa con il debut “Monument Of Death”, inanellando nove pezzi (più una bella cover dei Pestilence) votati a classicissime sonorità death metal, dominate come sempre da influenze floridiane e da una significativa spruzzata di Gorguts d’annata. Il growling straripante e dalla vena psicotica di Vald traina ancora una volta un connubio sonoro retto da un riffing solidissimo ma sempre adeguatamente dinamico, incorniciato da una sezione ritmica che scandisce un passo secco e robusto, pur lasciandosi andare ogni tanto a qualche finezza, ovviamente cortesia del maestro del basso Erlend Caspersen. Si prende piacevolmente atto che il gruppo sia riuscito a superare senza grandi affanni lo sfortunato abbandono del chitarrista Tchort, facendo quadrato attorno all’altro chitarrista e principale compositore Død e al suddetto Caspersen: non solo, infatti, il materiale è rimasto su livelli qualitativi soddisfacenti, ma, nel complesso, appare anche maggiormente equilibrato e ficcante rispetto a quello incluso nel precedente “Souls Of Damnation”, lavoro in verità un po’ macchinoso. Certo, l’assenza dell’altro mastermind si fa comunque sentire in termini di varietà di registri, dato che da sempre rappresentava l’anima groovy e melodica della formazione, ma, tutto sommato – in primis grazie a brani del calibro di “Graveworld”, “Games Of Humiliation” o “Melena” – si può affermare che i nostri in questa occasione siano riusciti a “limitare i danni” abbastanza bene. Rapido ed essenziale, “Brutalitarian Regime” si inserisce dunque senza troppa fatica nella rinomata tradizione death metal targata Blood Red Throne, regalando all’ascoltatore una quarantina di minuti di sonorità debordanti, dall’indole caustica e ben poco conciliante, riuscendo a rispettare tutti i classici canoni del genere (con l’aggiunta delle consuete piccole digressioni black metal) senza per questo risultare anonimo.
