BLOODBOUND – Stormborn

Pubblicato il 24/12/2014 da
voto
6.5
  • Band: BLOODBOUND
  • Durata: 00:46:23
  • Disponibile dal: 21/11/2014
  • Etichetta: AFM Records
  • Distributore: Audioglobe

Da farsi perdonare i Bloodbound ne avevano parecchio, dopo il loro ultimo album “In The Name Of Metal”. Nostra conoscenza redazionale ormai da anni, dei Bloodbound avevamo promosso il disco del 2011 “Unholy Cross” elogiandone alcune melodie e gli spunti epici che donavano verve e un certo interesse ad una proposta comunque fortemente derivativa. Col già citato “in The Name Of Metal”, i sei metaller svedesi avevano invece dato un colpo serio alla loro credibilità… eliminato del tutto il respiro epico, tolti anche gli influssi power, non rimaneva che uno scarno e assolutamente non convincente heavy di matrice europea, fatto di brutte melodie, soluzioni scontate e liriche al limite del ridicolo. Questa lunga introduzione è per dirvi che, dati i trascorsi, non possiamo che essere felici di questo ritorno; a conti fatti, è come se i Bloodbound avessero voluto rispondere alle critiche mosse nella precedente recensione. Torna infatti il respiro epico, qui più presente e accentuato, tornano anche i tempi più alti del power con le chitarre che mantengono il vigore ma guadagnano in compattezza, risultando più coerenti con il resto della sezione ritmica. Un bel cambiamento! Grazie a queste modifiche, i Bloodbound tornano quindi in ampia zona sufficienza, con questo “Stormborn” a guadagnarsi meritatamente il sei e mezzo in calce. Che il disco si volesse differenziare dal brutto predecessore lo capiamo subito dall’intro “Bloodtale”: voci narrate, organi e un incedere sinistro aprono le danze, mettendo bene in chiaro che le sonorità della maggior parte del disco saranno quelle. L’opener “Satanic Panic” è un’altra dichiarazione di intenti… un robusto power metal esplode infatti dalle casse, forte di un muro massiccio di chitarre e una batteria assestata su ritmi piuttosto elevati. Una volta ‘fatto pace’ con i Bloodbound con queste prime tracce, il resto dell’ascolto ci passa con molta più facilità, e scopriamo quindi uno alla volta i pezzi migliori del lotto, come la melodica e ruffiana “Nigmares From The Grave”, la epica “When The Kingdom Will Fall”, che chiama in causa addirittura Rhapsody Of Fire e Sabaton, o la stessa title-track, dall’incedere ancora una volta oscuro e marziale. Certo, qualche scivolone ancora c’è – il kitch aleggia un po’ sulla pacchiana “Iron Throne” o sulla superflua “Made Of Steel” – ma per fortuna non c’è nessun pezzo che veramente meriti il cestino. Adesso, con questa recensione non intendiamo certo rimangiarci il giudizio espresso sull’ignobile predecessore, e nemmeno vogliamo spacciarvi i Bloodbound come una valida alternativa agli Hammerfall o ai Sabaton; vogliamo però riconoscere i merito di una band che ha provato a seguire una strada che non sembrava fatta per loro non ottenendone nulla, e che ha poi deciso di tornare su un sentiero forse più battuto, con risultati migliori. Alla fine, come gruppo heavy oltranzistico, i Bloodbound hanno dimostrato di fare pietà, come semplice gruppo power hanno invece le carte in regola per attaccarsi al carrozzone dei vincenti e rimanerne sopra, seppur un po’ nascosti dalla concorrenza. Netto miglioramento, comunque.

TRACKLIST

  1. Bloodtale
  2. Satanic Panic
  3. Iron Throne
  4. Nightmares From The Grave
  5. Stormborn
  6. We Raise The Dead
  7. Made Of Steel
  8. Blood On My Blood
  9. When The Kingdom Will Fall
  10. Seven Hells
  11. When All Lights Fail
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