THE BODY – Christs, Redeemers

Pubblicato il 03/12/2013 da
voto
7.5
  • Band: THE BODY
  • Durata: 00:50:05
  • Disponibile dal: 15/10/2013
  • Etichetta: Thrill Jockey
  • Distributore:

Chip King e Lee Buford non sono persone normali. Sono due personalità “ponte”, musicisti che fanno del bridging di stili un vero e proprio stile di vita. La loro missione, fin dagli esordi dei The Body, è stata infatti quella di costruire un ponte indistruttibile e surreale tra doom e noise per creare in ultima istanza un genere intermedio tutto suo che riconosce come unici e indiscutibili padroni proprio il duo di Portland. E i due con “Christs, Redeemers”, questo loro piccolo immenso sgorbio sonoro, questo loro immondo Frankenstein musicale, lo hanno finalmente materializzato in tutto e per tutto con stile infallibile dopo una serie di lavori tutto sommato ancora sfocati e impestati da un astrattismo patologico. Grazie a loro finalmente i mondi opposti dei Lightning Bolt e dei Corrupted (o dei Bastard Noise e dei Thorr’s Hammer, se vogliamo) sono stati uniti sotto lo stesso tetto facendo scontrare due civiltà stilistiche e visioni soniche estreme opposte, immonde per motivi diversi ma capaci di convivere in un orrore tutto nuovo qualora coordinate e soggiogate nel modo opportuno. E Chip e Lee hanno fatto proprio questo: il loro estro, il loro enorme talento e la loro immaginazione scellerata hanno concepito l’orrore. L’obbrobrio immondo che permea la loro assurda fantasia musicale. Con “Crists, Redeemers” parliamo infatti di un lavoro colossale per mole e peso specifico e orrendo nell’aspetto. Parliamo di muraglie titaniche di rumore. Oceani di acido solforico che ribollono in un magma putrescente a diecimila gradi. Colossali eruzioni di materiale sludge-doom plumbeo e cancerogeno. Feedback e basse frequenze eruttate a kilotoni, come le esplosioni di magma dal cratere di un vulcano demoniaco. “To Attempt Openness” ha un incedere tellurico e pachidermico che sa di cataclisma, montagne di materiale sludge-doom ultra-tombale che ci vengono versate nei dotti auricolari come piombo fuso. Rovente, massacrante, dal peso soffocante. Il cranio si allaga di basse frequenze come se fosse alluvionato dai watt. Il brano non lascia scampo, il suo incedere pachidermico avvolto in uno sciame di fuzz e scorticamenti noise di ogni tipo è come lo stampo per tutto il resto e, pur essendo uno dei tanti apici del lavoro, è anche il momento del disco che ne definirà tutti i segmenti successivi. Sono innumerevoli altri però i momenti che lasciano basiti per la violenza mista a gusto e tatto con il quale si compiono. Basta dare un ascolto alla sontuosità quasi corale di “Melt Away” e “An Altar Or a Grave”, splendidamente coadiuvate da voci femminili ultraterrene, o alla sensibilità folk-acustica mostrata nella splendida “Night of Blood in a World Without End”. Sta tutto in questi pochi ma indiscutibili esempi il talento di questa band, entità capace di materializzare mondi orrifici, ma con semplicità, gusto, perizia e anche quel tocco di genio che distingue il doom dal post-doom, di cui i The Body sono divenuti con il presente lavoro una delle più somme espressioni. A parte questi momenti “altolocati”, di sublime fattura “post”, il bello di questo lavoro è che si può semplicemente indulgere in una distruzione che raramente trova confini o argini e che sembra inondarci il cervello con una violenza implacabile. In “Prayers Unanswered” ci devono essere almeno tredici chitarre (no è solo una, altro miracolo), “Failure to Desire to Communicate” è un sarcofago di rumore e basse frequenze talmente imponente e spesso che è capace ingoiare qualunque cosa come un buco nero implacabile. “Denial of the Species” sembra i Gnaw Their Tongues sul punto di scoppiare, un Mories obeso che ha mangiato talmente tanta bile e violenza da non potersi più muovere. E su tutto campeggia il gracchio vile e famelico di Chip King, sorta di marchio di qualità della band inconfondibile che sta sempre lì a ricordaci che il mondo in cui viviamo è merda pura, qualcosa che va descritto con un orrore immenso e implacabile, e i The Body hanno fatto proprio questo. A momenti la follia in chiave heavy-rumorosa mostrata dal duo rasenta i tratti dell’ermetismo più totale, della pazzia più autoreferenziale e autoindulgente che si possa immaginare, e dunque l’ascolto a volte diventa un vero e proprio supplizio tanto il lavoro è permeato da repulsione sonica e totale antimusicalità. Ma gli appassionati di settore, quelli a cui piace farsi male quando ascoltano musica, qui dentro troveranno senza dubbio uno dei lavori più validi dell’anno.

TRACKLIST

  1. I, The Mourner of Perished Days
  2. To Attempt Openness
  3. Melt Away
  4. An Altar or a Grave
  5. Failure to Desire to Communicate
  6. Night of Blood in a World Without End
  7. Prayers Unanswered
  8. Denial of the Species
  9. Shrouded
  10. Bearer of Bad Tidings
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