7.0
- Band: BOHREN & DER CLUB OF GORE
- Durata: 00:58:23
- Disponibile dal: 10/10/2008
- Etichetta:
- Pias
- Distributore: Self
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Siamo alle porte dell’autunno (se ancora ne esiste uno), e quale maniera è più opportuna di affacciarci a questa deprimente stagione del nuovo lavoro degli enigmatici Bohren & Der Club Of Gore, che grazie alla Pias Recordings hanno confezionato il qui presente “Dolores”. L’oscurità, la nebbia, il freddo, la solitudine: questi sono fondamentalmente gli elementi di cui è costituito questo lavoro, così evanescente ed introspettivo da richiedere la presenza di palati esigenti e capaci di coglierne l’essenza più pura. Ci muoviamo in territori pericolosamente vicini all’ambient più oscuro, toccando addirittura i picchi espressivi del bellissimo “Lights Out” dei tanto bistrattati (dai metallari) Antimatter. La sensazione imperante nell’ascolto dell’opener “Staub” è quella di essere imprigionati in una enorme stanza buia, dove solo i fantasmi delle nostre paure sono autorizzati a farci visita. Il ritmo è assente e riecheggia solo da rari rintocchi di piatti, come un respiro che si fa sempre più diradato e leggero. La successiva “Karin” si sposta su territori più consoni ad un club jazz, mentre con la successiva “Schwarze Biene (Black Maja)” ritorniamo al suono confortante e capriccioso del piano rhodes, sempre confortato da ritmi estremamente dilatati. La malinconia si prende gioco di noi, tanto che interrompere l’ascolto di “Dolores” equivarrebbe a mettere da parte un frammento di emozioni; ci pensa il sax crepuscolare di “Still Am Tresen” ad avvolgerci ed accompagnarci verso la seconda metà dell’album. “Welk” stenta a decollare, preoccupata com’è di avvitarsi su se stessa con synth e melodie di difficile presa. L’ascolto si fa faticoso e quello che inizialmente appare come un grande pregio di questo lavoro finisce per generare una certa stanchezza di fondo. Le dilatazioni sonore di cui è composto questo album andrebbero offerte col contagocce e raramente dovrebbero superare la mezz’ora. Ecco che un album come “Dolores”, della durata di un’ora, non può far altro che accusare alcune debolezze sulla lunga distanza. Sia quello che sia, comunque un’emozione ce l’ha regalata.
