7.5
- Band: BOKOR
- Durata: 00:44:30
- Disponibile dal: 12/01/2007
- Etichetta:
- Scarlet Records
- Distributore: Audioglobe
Probabilmente non tutti voi saprete che la parola ‘zombie’ è di origine haitiana, usa ad identificare un uomo mantenuto in stato letargico da uno stregone voodoo e poi, al momento del bisogno, ‘riesumato’ ed utilizzato come schiavo. A parte i vari rimandi alla cinematografia, a Lovecraft e al suo “Herbert West, Rianimatore”, alla leggenda ebraica del golem, ciò che interessa sapere ora è che il nome con il quale viene chiamato il suddetto stregone voodoo è ‘bokor’. E proprio Bokor è il monicker scelto da questa pregevolissima formazione svedese, scovata dalla brava Scarlet e esordiente con “Anomia1”, un lavoro davvero stupefacente! Eriksson, Johansson, Larsson…i cognomi degli svedesi, spesso, sono di una monotonia spaventosa e questo stride alquanto con il contenuto musicale del disco qui recensito: la band dichiara di ‘suonare quello che vuole e sente’ e già con tale proposito riesce a far drizzare le orecchie all’ascoltatore di turno; poi, con disarmante semplicità, ecco il quintetto contorcersi sinistramente fra i solchi del CD, miscelando sapientemente Soundgarden, Tool, A Perfect Circle, Pearl Jam, Led Zeppelin, Mastodon, influenze prog-rock Seventies e qualche altro nome sparso. Come leggete, tolti i Mastodon, di influenze strettamente metalliche non ce ne sono molte, se non nella misura in cui il grunge oscuro e sofferto e i ritmi e le tipiche atmosfere tooliane sono riusciti/riescono ad ammaliare l’onnivoro consumatore di musica rock/metal/alternative. I brani di “Anomia1” sono solo sei ma, essendo tutti sopra i cinque minuti, risultano in numero perfetto per una tracklist non noiosa, appassionante e coinvolgente. I Bokor tentano anche il colpo ‘suite chilometrica’, inserendo, nei quindici minuti di “Migrating”, una serie di umori e variazioni di mood studiati ad hoc, ma che però non rendono benissimo, come invece fanno tutti gli altri episodi del disco: ci si trova davvero confusi ad eleggere il brano migliore, in quanto “Best Trip” (la più orecchiabile), “Crawl – The Sermons And Dreams Of John Duncan Thunstall” e “Convert Into” si piazzano tutti allo stesso livello di intensità e bellezza. E’ però “The Island Of St. Menée (Beach Of The Living Dead)” che risolve il dilemma: il ritornello in pieno stile Soundgarden è forse la cosa migliore sentita da chi scrive in questo primo scorcio d’anno e il pezzo intero è un mirabile esempio di come si possa riesumare il passato senza aver paura di attingere dal presente e guardare al futuro…stupenda! Il vocalist Lars Carlberg, oltre ad ergersi a novello Chris Cornell, riesce spesso ad essere anche aggressivo, portando “Anomia1” ad uno status più metal. Ondeggianti visioni acustiche, amletiche pause arpeggiate, ri-esplosioni squassanti, veloci accelerate groovy, ipnotiche melodie vocali e chitarristiche: questo lavoro è un viaggio multi-colore che non mancherà di soddisfare chiunque abbia coraggio di osare nei propri ascolti. Un altro dischetto da aggiungere al blocco appunti dei possibili acquisti di questo interessantissimo gennaio 2007!
