BOKOR – Anomia1

Pubblicato il 23/01/2007 da
voto
7.5
  • Band: BOKOR
  • Durata: 00:44:30
  • Disponibile dal: 12/01/2007
  • Etichetta:
  • Scarlet Records
  • Distributore: Audioglobe

Probabilmente non tutti voi saprete che la parola ‘zombie’ è di origine haitiana, usa ad identificare un uomo mantenuto in stato letargico da uno stregone voodoo e poi, al momento del bisogno, ‘riesumato’ ed utilizzato come schiavo. A parte i vari rimandi alla cinematografia, a Lovecraft e al suo “Herbert West, Rianimatore”, alla leggenda ebraica del golem, ciò che interessa sapere ora è che il nome con il quale viene chiamato il suddetto stregone voodoo è ‘bokor’. E proprio Bokor è il monicker scelto da questa pregevolissima formazione svedese, scovata dalla brava Scarlet e esordiente con “Anomia1”, un lavoro davvero stupefacente! Eriksson, Johansson, Larsson…i cognomi degli svedesi, spesso, sono di una monotonia spaventosa e questo stride alquanto con il contenuto musicale del disco qui recensito: la band dichiara di ‘suonare quello che vuole e sente’ e già con tale proposito riesce a far drizzare le orecchie all’ascoltatore di turno; poi, con disarmante semplicità, ecco il quintetto contorcersi sinistramente fra i solchi del CD, miscelando sapientemente Soundgarden, Tool, A Perfect Circle, Pearl Jam, Led Zeppelin, Mastodon, influenze prog-rock Seventies e qualche altro nome sparso. Come leggete, tolti i Mastodon, di influenze strettamente metalliche non ce ne sono molte, se non nella misura in cui il grunge oscuro e sofferto e i ritmi e le tipiche atmosfere tooliane sono riusciti/riescono ad ammaliare l’onnivoro consumatore di musica rock/metal/alternative. I brani di “Anomia1” sono solo sei ma, essendo tutti sopra i cinque minuti, risultano in numero perfetto per una tracklist non noiosa, appassionante e coinvolgente. I Bokor tentano anche il colpo ‘suite chilometrica’, inserendo, nei quindici minuti di “Migrating”, una serie di umori e variazioni di mood studiati ad hoc, ma che però non rendono benissimo, come invece fanno tutti gli altri episodi del disco: ci si trova davvero confusi ad eleggere il brano migliore, in quanto “Best Trip” (la più orecchiabile), “Crawl – The Sermons And Dreams Of John Duncan Thunstall” e “Convert Into” si piazzano tutti allo stesso livello di intensità e bellezza. E’ però “The Island Of St. Menée (Beach Of The Living Dead)” che risolve il dilemma: il ritornello in pieno stile Soundgarden è forse la cosa migliore sentita da chi scrive in questo primo scorcio d’anno e il pezzo intero è un mirabile esempio di come si possa riesumare il passato senza aver paura di attingere dal presente e guardare al futuro…stupenda! Il vocalist Lars Carlberg, oltre ad ergersi a novello Chris Cornell, riesce spesso ad essere anche aggressivo, portando “Anomia1” ad uno status più metal. Ondeggianti visioni acustiche, amletiche pause arpeggiate, ri-esplosioni squassanti, veloci accelerate groovy, ipnotiche melodie vocali e chitarristiche: questo lavoro è un viaggio multi-colore che non mancherà di soddisfare chiunque abbia coraggio di osare nei propri ascolti. Un altro dischetto da aggiungere al blocco appunti dei possibili acquisti di questo interessantissimo gennaio 2007!

TRACKLIST

  1. Crawl – The Sermons And Dreams Of John Duncan Thunstall
  2. Best Trip
  3. The Island Of St. Menée ( Beach Of The Living Dead )
  4. Convert Into
  5. Migrating
  6. Avert Your Eyes
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