BOLT THROWER – The IVth Crusade

Pubblicato il 01/01/2016 da
voto
9.0
  • Band: BOLT THROWER
  • Durata: 00:53:28
  • Disponibile dal: 02/09/1992
  • Etichetta: Earache
  • Distributore: Self

“La guerra c’è sempre stata. Prima che nascesse l’uomo, la guerra lo aspettava. Il mestiere per eccellenza attendeva il suo professionista per eccellenza. Così era e così sarà”.
(Cormac McCarthy)

I professionisti per eccellenza della guerra in musica (metal) sono i Bolt Thrower. Lo si poteva già intuire ascoltando i loro primi vagiti su cassetta, culminati nel leggendario debutto ufficiale “In Battle There Is No Law!” del 1988, ma è con i full-length rilasciati negli anni immediatamente successivi che il gruppo britannico è riuscito a sublimare del tutto la propria arte e a presentarsi con uno stile unico e immediatamente riconoscibile. La guerra è sempre stata una fonte di ispirazione primaria per i Bolt Thrower: dalle atmosfere apocalittiche dei demo e del debutto – evocanti freddo, carestie e radiazioni dopo un conflitto nucleare – agli artwork di “Realm Of Chaos” e di “War Master”, ispirati dal caratteristico universo fantasy del notissimo gioco da tavolo Warhammer, fino ad arrivare al tema portante della colonna sonora del film “La Battaglia d’Inghilterra”, che da anni apre i loro show, la passione della band di Coventry per certe tematiche è sempre stata fuori discussione. I Bolt Thrower tuttavia non hanno mai fatto alcuna propaganda politica: la loro visione dell’argomento è sempre stata esclusivamente romantica, legata quindi a concetti come il valore eroico e influenzata fortemente dai ricordi delle grandi battaglie dell’antichità. Un chiaro esempio di questo concetto è rappresentato dalla memorabile copertina del loro quarto album, “The IVth Crusade”: le imprese eroiche e le sconfitte drammatiche che la formazione evoca con la propria musica e tutto il suddetto Bolt Thrower-pensiero vengono sintetizzati perfettamente da “L’ingresso dei crociati a Costantinopoli”, dipinto di Eugène Delacroix risalente al 1840. Già da questa elegante presentazione grafica si intuisce come il disco sia più drammatico e complessivamente più curato dei suoi pur ottimi predecessori. E’ già da qualche anno che il gruppo ha lasciato disperdere la vecchia base crust punk e grind: a questo punto della carriera Barry Thomson e compagni sono a tutti gli effetti una death metal band che è riuscita a migliorare la propria preparazione tecnica e ad inglobare melodia e atmosfera senza snaturarsi. La produzione, nuovamente affidata al guru Colin Richardson (Carcass), aiuta non poco i ragazzi a rifinire le loro mire, ma è prima di tutto il songwriting ad avere compiuto un ulteriore passo in avanti. Su “The IVth Crusade” la formazione arriva a magnificare definitivamente il suo sempre più noto incedere da carro armato: le repentine sfuriate in blast-beat degli esordi non trovano alcuno spazio nelle trame, mentre si assiste all’esaltazione più totale del mid e down-tempo e della linea melodica più epica. Già agli inizi i Bolt Thrower si erano fatti segnalare per il loro notevole gusto nei rallentamenti e per la potenza disumana che questi erano in grado di generare; con il nuovo album, queste soluzioni prendono il sopravvento su tutto il resto, diventando cardine dei brani e primo elemento distintivo della proposta. Gli inglesi, tuttavia, qui sono ben lungi dal diventare pigri e prevedibili: l’estro e la creatività giovanili animano ancora i musicisti e le canzoni non prendono quasi mai la strada più breve e lineare. In effetti, si può vedere “The IVth Crusade” come l’opera più progressiva dei cinque: nel lotto troviamo molti degli episodi più lunghi del repertorio, nonchè quelli maggiormente strutturati; per una title track – ancora oggi la canzone più famosa e accattivante della band – vi sono infatti una “Embers”, una “As the World Burns” o una “This Time It’s War”, tracce ricchissime di riff e cambi di tempo, nelle quali si può tranquillamente passare dal più deragliante attacco di doppia cassa al più monolitico riff doom di matrice Candlemass. Su tutto, comunque, emergono le melodie, ormai sempre più passionali, trascinanti e memorizzabili: al motivo ricorrente della gloriosa canzone che dà il titolo al disco abbiamo già accennato, ma il lavoro è pieno di iniziative soliste di Thomson, che getta continuamente ricami e guizzi di emotività su una sezione ritmica a dir poco granitica. Non si rintracciano tastiere, orchestrazioni, pacchianate, agenti esterni o voli pindarici: l’afflato epico è in carico solo ed esclusivamente alla cosiddetta sei corde ed è proprio per questo che l’operato del gruppo risulta così ammirevole. Non vi sono trucchi: basta ascoltare e chiudere gli occhi per ritrovarsi su un campo di battaglia, nel mezzo di uno scontro tra due eserciti. Chi ama l’epicità in musica tanto quanto la veemenza del death metal non può dunque ignorare o sottovalutare questo album: i costanti toni drammatici, una verve eroica in grado di far accapponare la pelle e l’inconfondibile formula alla base del lavoro di chitarra fanno di “The IVth Crusade” il capitolo più completo della discografia dei Bolt Thrower, nonchè una delle opere death metal più appassionanti di sempre. Una perla inconfondibile, anche a distanza di oltre vent’anni dalla sua pubblicazione.

TRACKLIST

  1. The IVth Crusade
  2. Icon
  3. Embers
  4. Where Next To Conquer
  5. As The World Burns
  6. This Time It's War
  7. Ritual
  8. Spearhead
  9. Celestial Sanctuary
  10. Dying Creed
  11. Through The Ages (Outro)
10 commenti
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