7.5
- Band: BONDED BY BLOOD
- Durata: 00:45:06
- Disponibile dal: 16/07/2012
- Etichetta:
- Earache
- Distributore: Audioglobe
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Dell’ondata di giovani band che hanno riportato in auge il thrash metal anni or sono, costringendo i mostri sacri del genere a scendere dall’alloro per darsi ancora da fare nonostante l’età, i Bonded By Blood sono sempre stati una delle realtà più interessanti. Con “The Aftermath” arrivano al terzo lavoro, dopo l’ottimo debutto e il deludente sequel, “Exiled To Earth”, uscito nel 2010. C’è trepida attesa, quindi, per questa nuova produzione, anche perché è la prima del nuovo cantante, il buon Mauro Gonzales, che non ci sta a fare il comprimario e si fa notare subito nei modi che vi diremo di seguito. Il tempo di iniziare l’ascolto con “I Can’t Hear You”, un granitico e roccioso brano thrash ma che tutto è meno che un assalto frontale, e si ha subito la percezione che i ragazzi siano cresciuti, e non solo dal punto di vista anagrafico. Il pezzo, come accennato, è molto articolato e lascia subito scoprire le doti di Gonzales, perfettamente a suo agio su toni thrash metal abbastanza classici, ma che si concede spesso puntate a limite dell’heavy metal, lasciando intravedere qualità e quindi possibili sbocchi futuri per il gruppo, quantomeno ad influenze. La produzione è pulita il giusto, il suono delle chitarre è raffinato, ricercato. Se nel primo brano, ottimo, ci stavamo scaldando, il seguente “Sheperds Of Rot” alza il ritmo e ci consegna finalmente i Bonded By Blood nella versione più dura. Ma rispetto ai primi episodi della discografia, dove l’impeto e la voglia di impressionare portavano il gruppo solo a pestare giù duro sull’acceleratore, l’impressione che si avvalora man mano che si ascolta “The Aftermath” è che i californiani ora preferiscano articolare maggiormente la sezione ritmica, avendo affinato indubbiamente le loro doti sia a livello tecnico che compositivo; arrangiano con più mestiere ora (specie con i soli di chitarra). La canzone che dà il titolo all’album è fulgido esempio di questa nuova evoluzione, mentre “Crawling In The Shadows” – uno dei pezzi migliori del disco – ritrae i quattro di Pomona con lo spirito degli esordi: pochi e taglienti riff, tempi di batteria serrati ed headbanging sfrenato grazie anche al cantante che qui modula ancora una volta con varietà (e abilità) la sua voce. Fra gli altri brani che spiccano in una scaletta sempre di spessore, segnaliamo “In A Wake”, altro pezzo di thrash metal ben calibrato e architettato senza mai sfociare nel casino puro, e il più diretto “Repulsive”, dove si premia il riffage crudo e tagliente in onore del gruppo thrash metal dai quali i Nostri prendono il nome. Ottima anche “Show No Fear”, altra composizione di puro thrash Bay Area, mentre riesce anche la cover di “Killing In The Name” dei Rage Against The Machine, che chiude il disco in maniera baldanzosa. Un album quindi più che positivo, che permette ai Bonded By Blood di superare l’impasse del secondo lavoro e che ce li riconsegna perciò freschi, grazie anche a un nuovo e dotato cantante che sicuramente offrirà risorse in più. Disco della maturazione.
