7.5
- Band: BONG-RA
- Durata: 00:39:26
- Disponibile dal: 20/03/2026
- Etichetta:
- Debemur Morti
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Nella scena più sperimentale dei Paesi Bassi, quello di Jason Köhnen è uno dei nomi più ricorrenti, essendo la mente dietro collettivi dark jazz come The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble, The Mount Fuji Doomjazz Corporation (loro identità speculare dedita per lo più all’improvvisazione pura in sede live) e The Lovecraft Sextet.
Al netto di queste realtà uniche e lontane dal metal, i Bong-Ra rappresentano forse il principale e più noto degli alter ego musicali di Jason, dedito a un crossover di pesantezze metal e industrial trafitte da un’abbondante dose di elettronica proveniente direttamente dal sottobosco jungle, raggamuffin, drum and bass e breakcore.
Eredi ideali dei Godflesh, i Bong-Ra sono diventati con gli anni una sorta di culto negli ambienti meno ortodossi, grazie a lavori divisivi come “Monolith” ed “Experiment In Nihilism”, fino agli esperimenti più ambientali dei meravigliosi “Antediluvian” e “Meditations”, rispettivamente del 2018 e del 2022, che dilatarono parecchio le strutture verso sonorità più claustrofobiche e vicine al doom, incorporando gli elementi jazz già ampiamente esplorati nei progetti paralleli precedentemente citati.
A distanza di un anno dal precedente “Black Noise”, che aveva in parte ripreso certe rigidità più elettroniche, vede la luce il nuovo “Esoterik”, che fin dal titolo suggerisce un richiamo alle atmosfere più cupe e fumose dei due lavori precedenti, anche grazie al ritorno di Colin Webster al sassofono, elemento importantissimo nell’economia del disco.
Sin dai primissimi secondi della traccia di apertura “Harmony Cloak” veniamo catapultati in un inquietante vortice di voci ritualistiche e scariche elettrostatiche di elettronica industriale, sorrette da ritmiche marziali e da una voce molto poco umana, mentre sullo sfondo irrompono i deliri free jazz di Colin Webster. A spezzare il tutto intervengono intermezzi di chitarre ai limiti del doom più nero, capaci di colorare l’insieme con tonalità molto più inquietanti del solito.
“Pleasures Of The Flesh” continua il discorso intrapreso aggiungendo una sezione dark jazz vera e propria, fusa alla perfezione nel delirio elettronico, creando un affresco affascinante che descrive perfettamente il contrasto tra gli incubi urbani delle metropoli più industrializzate e gli angoli più fumosi e noir dei suoi sobborghi più nascosti.
Con “Serpentine Helix” sembrano tornare gli eccessi breakcore del passato, ma solo per fare da contrasto con una forte anima gotica che rende il brano una sorta di Killing Joke rallentati all’inverosimile e passati attraverso un muro di distorsioni.
Gli ultimi venti minuti di “Esoterik” sono suddivisi equamente in due brani di quasi dieci minuti l’uno, nei quali i fantasmi dei Godflesh ritornano in maniera prepotente nella quadrata e pulsante “Duality Of One”, crocevia ideale tra “Pure” e “Streetcleaner”, alla quale però non mancano languidi passaggi jazz eleganti e organici, qui dosati alla perfezione.
La conclusiva “Machine Halo” rallenta nuovamente le ritmiche, aumentando però la pesantezza delle chitarre e creando un muro di doom industriale allucinato e lisergico che si trascina implacabile verso una fine ambientale dal sapore orientaleggiante, suggerito anche dall’artwork stesso dell’album.
“Esoterik” rappresenta uno dei lavori più completi ed accessibili della carriera dei Bong-Ra che, pur non raggiungendo i livelli del capolavoro “Antediluvian”, riesce a sintetizzare e rielaborare una traiettoria artistica fatta di estremismi e contrasti: un riassunto chiaro ed efficace della mente di un artista, Jason Köhnen, che non si è mai posto limiti.
Un’opera di confine che utilizza la fisicità del metal per creare densità e disagio, appoggiandosi alle influenze di generi come elettronica, ambient e jazz non per smussarne gli spigoli, quanto piuttosto per arricchirne lo spettro espressivo e renderlo ancora più subdolo e terrificante.
