6.5
- Band: BONRUD
- Durata: 00:44:25
- Disponibile dal: //2004
- Etichetta:
- Frontiers
- Distributore: Frontiers
Prima produzione per la creatura del polistrumentista Paul Bonrud, quest’ennesimo disco targato Frontiers rivela – e probabilmente le cose non avrebbero potuto essere diverse! – una nuova produzione di stampo puramente AOR (con il germe dell’hard rock più sanguigno che ogni tanto fa capolino, ma si mantiene comunque usualmente a distanza dalle sonorità presenti su “Bonrud”), realizzata da discreti strumentisti che sono riusciti a mettere insieme un buon lotto di canzoni che sicuramente farà sorridere ogni AOR fan che si rispetti, pur senza far certo gridare al miracolo. La prima cosa che si nota immediatamente in “Bonrud” è la bella cover, che rimanda immediatamente la mente a vent’anni addietro e fa subito richiamare alla memoria i connazionali Journey; ed in effetti il combo in questione presenta un discreto numero di influenze provenienti dal corso che rese celebre la band negli anni ’80, il tutto nonostante il sound venga attualizzato e filtrato attraverso l’influenza di band più recenti come Harem Scarem ed Urban Tale: insomma, un buon rock melodico che porta avanti il suono di molti anni fa ma si rivela comunque in grado di stare pienamente al passo coi tempi. A questo punto, si può dire che l’unico vero difetto imputabile a questo disco sia la più assoluta mancanza di originalità: nonostante la scelta di fondere sonorità passate con soluzioni tipiche di band più recenti, infatti, la solfa è sempre la stessa, e di dischi come questo gli scaffali di casa Frontiers sono pieni da strabordare; non c’è nulla da togliere – ci teniamo a sottolinearlo – a canzoni come “Leap Of Faith”, “The Phoenix” e “Date With Destiny”, che rivelano delle ottime capacità in fase di songwriting (anzi, la band sembra avere addirittura un forte potenziale commerciale: sfido chiunque a dire che “I’ve Changed” non sia una canzone adatta ad una heavy rotation su MTV!), ma sinceramente dopo aver sentito migliaia di dischi tutti uguali, senza il minimo sforzo per andare al di sopra della media, il sottoscritto ritiene che un voto migliore di quello che si può leggere a fondo pagina vada guadagnato con un songwriting maggiormente ragionato. Ciò non toglie che questo disco sia comunque più che consigliato al fan del genere che sia sempre alla ricerca di nuove band, perché con questo “Bonrud” potrà sicuramente passare tre piacevoli quarti d’ora del suo tempo libero.
