6.5
- Band: BOREALIS
- Durata: 01:01:22
- Disponibile dal: 23/03/2018
- Etichetta:
- AFM Records
- Distributore: Audioglobe
Il quintetto canadese dà alla luce un concept album dalle tinte meste: attraverso la narrazione di una società corrotta, senza memoria delle virtù umane, nel tentativo di espiare le proprie colpe creerà lei stessa il demone che li porterà sull’orlo dell’abisso, salvo poi trovare nell’innocenza (intesa come purezza) la via di salvezza. Una storia dal sapore agrodolce che viene ottimamente orchestrata nelle dodici tracce proposte nel full-length. La band non punta certo sulla composizione di brani veloci piuttosto sull’esecuzione di riff massicci dalle ritmiche sincopate che danno il tono progressive al lavoro. Da sottolineare le performance di Matt Marinelli alla voce e Sean Werlick alle tastiere. Il timbro caldo e potente del cantante riesce sempre a creare le giuste atmosfere sia musicali che narrative, coadiuvato dal lavoro del suo compagno coinvolto in maniera da asservire il brano e il momento narrativo piuttosto che lanciarsi in vezzi tecnici o orchestrazioni pompose. Assoli di tastiera sono presenti, ma ben intessuti nel contesto, specie con le sei corde. Detto ciò i lavori delle chitarre e della sezione ritmica rimangono le colonne portanti dell’album. Prove ne sono brani come l’opener “The Fire Between Us” e la seguente “Sign Of No Return” caratterizzati da riff dal suono roccioso, sempre cadenzati su ritmi frammentati, in grado però di trovare nei refrain delle ottime soluzioni, sfocianti in melodie trascinanti che si miscelano perfettamente con il resto senza perdere il loro spessore. Non mancano composizioni più vicine ad un classico power metal come nel caso di “The Second Son” e “Forever Lost”. Per quanto riguarda la creazione di sezioni ritmiche con un potente impatto sonoro, molto si deve anche al suono enorme della batteria sempre presente, a tratti invadente, specie con il lavoro della doppia cassa. In “The Offering” però questa magniloquenza diventa un’arma a doppio taglio: se da un lato il lavoro di compressione in post-produzione aiuta a rendere ogni brano fruibile singolarmente, dall’altro, in un’ottica di ascolto complessivo del lavoro, affatica l’ascoltatore ad arrivare in fondo alla scaletta senza prendere pause e fa perdere un po’ di dinamica ai passaggi più tetri e tristi della storia. Nel complesso i Borealis offrono un’ottima prova scrivendo della musica e dei testi, considerando i temi affrontati, senza scadere in cliché di alcun tipo.
