BOTANIST – VI: Flora

Pubblicato il 02/10/2014 da
voto
7.0
  • Band: BOTANIST
  • Durata: 00:37:12
  • Disponibile dal: 11/09/2014
  • Etichetta:
  • Flenser Records

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I californiani Botanist, vuoi per la natura sorprendente della loro musica, vuoi per la infrequenza con la quale pubblicano lavori, vuoi per la timidezza che da sempre li caratterizza, sono sempre stati una band di punta della Flenser Records, una di quelle band che la label di San Francisco ha sempre trattato con i guanti di velluto. Inoltre, va rimarcato come la musica fatta dai Botanist esista solo entro i Botanist stessi, e da nessun’altra parte. Parliamo infatti di una delle proposte più originali mai apparse in ambito black metal. I Nostri infatti si vestono come piante e suonano con il salterio invece delle chitarre elettriche. Il risultato è uno scintillante tintinnio di corde percosse dalla bacchette del salterio che creano un effetto straniante e obiettivamente molto gradevole e intrigante, quasi la musica dei Nostri fosse fatata o comunque dominata da tratti quasi fiabeschi. I concetti dal taglio naturalistico-apocalittici proposti dalla band esplorano una drammatica anti-umanità tramite gli occhi dei loro “fratelli piante”, esseri divini e superiori per loro e legittimi padroni del pianeta terra di cui un giorno riconquisteranno ogni singolo angolo preso degli uomini. La terra un giorno tornerà ad essere una giungla lussureggiante priva di uomini e la musica dei Botanist esplora questa coraggiosa storia di conquista da parte delle piante. La formula insomma è del tutto fuori dagli schemi e oltre ogni più fantasiosa elaborazione; inutile spiegare dunque che la band desti parecchia curiosità. Del black metal nella musica dei Botanist però rimane solo la batteria frenetica, sempre tarata su dei blast beat forsennati, e le voci gracchiate e disperate del vocalist, che possono ricordare Burzum o Xasthur (seppur da molto lontano), ma tutto il resto è di quanto più inaudito si possa concepire: spastiche e lunatiche progressioni di indie-metal ultra minimale e dal taglio altamente nerd che hanno come propellente primario solo le corde del salterio e un basso a dodici corde timido e schivo, perso nel sottofondo. Se all’inizio della carriera dei Nostri il tentativo rimaneva maldestro, adesso invece sembra che i Botanist abbiano capito la loro stessa proposta e che ora la controllino meglio, riuscendo a creare un vortice di colori e umori a tratti davvero incredibile, in cui melodie esaltanti e “riff” dalla grana finissima sgorgano fuori copiosi e ininterrotti. La cosa che va apprezzata maggiormente dei Botanist forse è proprio questa: che complicandosi inutilmente la vita optando di utilizzare uno strumento fuori dalla grazia di Dio per il metal come il salterio invece delle chitarre, essi sono alla fine riusciti a controllare il difficile mezzo e ad usarlo a loro vantaggio, riuscendo infine a materializzare una formula a tratti titubante e molto snella che però funziona alla perfezione e che davvero mai nessuno si sarebbe mai sognato di proporre con un simile successo. Bisogna anche considerare il rilevante fatto che il salterio ha evidentissimi limiti usato in questo ambito, questo va detto. Manca la distorsione, le composizioni che è possibile creare sembrano essere limitate in questo ambito per via dell’uniformità del suono e della mancanza di feedback; inoltre non è possibile – o è molto difficile – suonare a determinate velocità, per cui le ritmiche rimangono pacare e ariose, per non parlare del suono che sembra molle e privo di spina dorsale, privo di pesantezza e intensità ed estremamente fine ed emaciato. Sono tutti aspetti da considerare nella valutazione complessiva, ma non si può negare che i Botanist in questo siano una band dal coraggio incredibile e tra le cose più originali mai sentite in ambito black (e non).

TRACKLIST

  1. Stargazer
  2. Callistemon
  3. Cinnamomum Parthenoxylon
  4. Gleditsia
  5. Rhizophora
  6. Dianthus
  7. Leucadendron Argenteum
  8. Pteridophyte
  9. Wisteria
  10. Erythronium
  11. ...Gazing...
2 commenti
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