BRAIN TENTACLES – Brain Tentacles

Pubblicato il 22/09/2016 da
voto
7.0
  • Band: BRAIN TENTACLES
  • Durata: 00:49:48
  • Disponibile dal: 30/09/2016
  • Etichetta:
  • Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

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Viene da domandarsi se Bruce Lamont abbia tempo per mangiare e dormire, dato che non passa quasi mese senza che ci venga offerto un nuovo album o progetto che lo coinvolga. Nel caso dei Brain Tentacles, comunque, scordatevi completamente le arcane e spesso cupe sonorità di Yakuza o Bloodiest: qui siamo all’intersezione tra i Naked City e gli Sleepytime Gorilla Museum, e il risultato è un jazz-metal prevedibilmente esilarante. I brani sono quasi tutti guidati dai fiati, suonati proprio dal Nostro, mentre della sezione ritmica si occupano nientemeno che Dave Witte dei Municipal Waste e Aaron Dallison dei Keehaul, con la delicatezza che potete immaginare. Strappi, sfuriate, inserti vocali folli e qualche deriva space: partite per esempio da “Cosmic Warriors Girth Curse”, per un assaggio corposo di oltre dieci minuti. Il tutto senza un inizio e una fine, con il risultato, per questo omonimo album d’esordio, di un’unica suite schizoide in undici movimenti. Certo, le sonorità si fanno di volta in volta quasi grind (“Kinda Ka” o “The Sadist”), prog e citazioniste, come nell’avvio di “Hand Of God” che riporta alla mente “21st Century Schizoid Man”, o perfino klezmer per brevi innesti, quasi a voler omaggiare il Maestro assoluto del genere, ossia quel John Zorn che diede vita ai succitati Naked City. E chiaramente, a cascata, ci sono molti riflessi dei Mr. Bungle, soprattutto quelli pre-fama: quando cioè la sezione fiati di McKinnon e Lengyel la faceva da padrone, per esempio in brani come “Gassed” o “The Spoiler”. Stupisce, ma solo in parte data la caratura dei personaggi coinvolti, la potenza di questo psycho-trio: se i vari sassofoni a cui ricorre Lamont fanno quello che vogliono, non è da meno il lavoro svolto sull’album  da Witte, che dimostra per l’ennesima volta classe e capacità rare; mentre il più defilato Dallison si prende comunque cura di arricchire gli arrangiamenti al synth. Mirabile, a riguardo, la finale e jazzistica “Palantine”, dove tutto fila a orologeria, per quanto si tratti dell’orologio del Cappellaio Matto. Tutto perfetto, insomma? Solo fino a un certo punto: abbiamo già detto come, pur in un eclettismo assoluto, l’album suoni molto omogeneo, senza picchi particolari. È poi forte la sensazione di un esperimento one-shot, fatto per puro divertimento, e un po’ in ritardo rispetto a quanto già sentito in ambito avantgarde: ecco quindi che per sbavare di gioia attendiamo futuri sviluppi.

TRACKLIST

  1. Kingda Ka
  2. Fruitcake
  3. Cosmic Warriors Girth Curse
  4. Hand Of God
  5. Gassed
  6. The Spoiler
  7. Sleestack Lightning
  8. The Sadist
  9. Fata Morgana
  10. Peace In War
  11. Palantine
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