7.0
- Band: BRAS D'HONNEUR
- Durata: 00:34:14
- Disponibile dal: 13/03/2026
- Etichetta:
- Primitive Reaction
Ci sono legami, artisticamente parlando, che trascendono la forma di una semplice incarnazione musicale per abbracciare una visione d’insieme che talvolta, manifesta la necessità di palesarsi sotto altre vie espressive, altre formule musicali che rafforzano questa unione.
Le carriere di R (Roman Saenko) e V (Vladislav Petrov) non si incrociano certo oggi per la prima volta, ma hanno in effetti sviluppato vie parallele che hanno portato questi due musicisti a crescere e svilupparsi insieme, secondo una simbiosi difficile da replicare. Oltre ad aver dato vita alla fantastica musica dei Drudkh, i due condividono un passato ed un presente musicale nei Rattenfänger, nei Precambrian e negli Windswept, ma anche nei Blood Of Kingu o negli Old Silver Key, a testimonianza di un’unione quasi inscindibile tra queste due menti artistiche.
Rispetto a tutti i gruppi sopracitati, i Bras D’Honneur rappresentano l’incarnazione più istintiva e bestiale mai partorita dal duo, impegnato in una proposizione provocatoria fin dal nome (traducibile in italiano con il celebre ‘gesto dell’ombrello’) ed imperniata intorno ad una cruda proposizione di stilemi black/death metal che fanno di Von e Profanatica i propri infausti padri ispirativi.
Le tredici canzoni che compongono “Hate Speech” infatti vengono sorrette da strutture essenziali, ridotte all’osso, con un numero non superiore in totale ad una ventina di riff ed arrangiamenti praticamente inesistenti a collegarli tra di loro.
Vi basti pensare, ad esempio, che dovranno trascorrere ben quattro tracce prima di trovare un tempo di batteria diverso dal blast-beat, e che i rari rallentamenti che costellano alcuni passaggi di “Eaten Alive By The Pigs”, “Stench Of The Rotten Blood” o “Disemboweled” non basteranno a trascinarvi fuori dall’atmosfera oppressiva e catatonica emanata da questo lavoro.
Laddove “Poisoning The Hearts With Malice” si candida a brano più ‘complesso’ del lavoro, superando addirittura i quattro minuti e con costrutti pseudo-elaborati, troviamo come corrispettivo brani primordiali come “Trench Knife” o Regicide” a ristabilire un rigoroso richiamo all’ottusità bestiale del lupo mannaro in copertina, fino all’escalation di molti episodi (“Scum Of The Earth”, “Main De Gloire”, “Crown Of Nails”, “Sheep In Wolf’s Clothing”) basati su un solo, ossessivo giro di chitarra ed un solo, martellante beat batteristico, come sinonimo del trionfo assoluto del beffardo intento del duo di suonare più semplici e ferali possibile.
Su tutto, si stagliano i rantoli animaleschi di R che, unendo sapientemente una voce vomitata in growl ed una in screaming, dà vita ad un comparto vocale inumano ed incomprensibile.
Al termine del percorso, una è la domanda che sorge spontanea nell’ascoltatore: questo rifiuto dell’intelletto e questo trionfo della barbaria musicale più becera possibile, restituiscono comunque un lavoro meritevole? Dopo molti ascolti, ci sentiamo di dare un responso positivo al quesito, grazie in primo luogo all’esperienza musicale dei nomi coinvolti nel progetto.
Nonostante tutto, la musicalità malata di R, la scelta dei suoni di V, e la loro ormai collaudata esperienza comune costruisce un lavoro a suo modo musicale, capace di imprimersi in mente e superare il fatidico scoglio del ‘casino fatto tanto per fare’: dietro la provocazione fine a se stessa, che invece in parte debilita il risultato finale di “Hate Speech” e ne riduce la portata, si nasconde comunque un album meritevole, ennesima sfaccettatura delle capacità cangianti di Saenko e Petrov nel dare vita a rappresentazioni sempre credibili del loro variegato universo musicale.
