7.0
- Band: BREED AS VULTURES
- Durata: 00:24:00
- Disponibile dal: 31/03/2015
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Dall’unione delle ritmiche sincopate del nu-metal e quelle tritaossa del metalcore, ecco a voi “UNveil”, un dischetto talmente duro che si taglia con il flessibile.
Prendendo spunto da qualche celebre spot, potremmo così introdurre questo primo EP dei Breed As Vultures, quartetto romano nato nel 2012 con l’intento di fondere le due correnti più in voga negli ultimi 20 anni, fondendole in un amalgama unico. Analizzando i singoli elementi, diciamo che i maggiori richiami al crossover sono da rintracciare nelle linee vocali del singer Fabrizio Ciotta, mentre la chitarra di Valerio ‘HaTo’ D’Auria e la sezione ritmica formata da Giulio ‘Rage’ Lucentini e Marco Gabriele (basso & batteria) alterna riff sghembi di matrice nu-metal a stop ‘n go tipiche della scena deathcore, senza dimenticare qualche accenno al limite del djent. E’ così che, già dall’opener “Underneath The Sky”, trovano spazio le ritmiche dei Machine Head di metà carriera, la follia degli (HED) PE, le ripartenze dei Parkway Drive e i breakdown dei Suicide Silence, in un mix più difficile da descrivere che da ascoltare. Un miscuglio simile anima anche “The Twisted Treeline”, mentre “Retrace Your Steps” parte spedita come i primi Trivium e “One Day (Not So Far Away)” strizza l’occhio ai System Of A Down, ovviamente con passaggi in slow motion e in fast forward. A complicare il tutto, aggiungiamo un pizzico di Between The Buried And Me, per qualche passaggio più cervellotico, ed un tocco tribale, nella breve strumentale “Budega”, ed ecco completato un quadro abbastanza variegato. Il rischio, in questi casi, è quello di sbagliare la cottura vista la troppa carne al fuoco, ma i Nostri, nonostante qualche cambio di stile appaia ancora un po’ forzato, riescono a destreggiarsi abbastanza agevolmente tra i diversi stili. In attesa dell’imminente full-length per un giudizio più completo, il primo passo è mosso nella giusta direzione.
