BRETUS – The Shadow Over Innsmouth

Pubblicato il 18/04/2015 da
voto
6.5
  • Band: BRETUS
  • Durata: 00:46:45
  • Disponibile dal: 18/04/2015
  • Etichetta: Blood Rock Records
  • Distributore:

La Calabria non è esattamente la regione italiana più prolifica in termini di uscite discografiche, ma ogni tanto anche da queste terre arriva qualcosa degno di essere ascoltato. I Bretus sono una nostra vecchia conoscenza, avendone già scoperte le doti al tempo dell’esordio “In Onirica” del 2012. Il passaggio alla Blood Rock Records non ha intaccato il corpus tematico e sonoro della formazione, che anche nella seconda fatica sulla lunga distanza maneggia con cura la materia del doom settantiano strettamente imparentato con lo stoner. Prendiamo nota dell’assenza di grandi cambiamenti nel sound di questi ragazzi, e non sarebbe nemmeno stato il caso di chiederli vista la natura piuttosto tradizionalista, ma peculiare, della loro proposta. “The Shadow Over Innsmouth” è un disco essenzialmente più cupo e strascicato del predecessore, nel quale la gradazione delle diverse influenze manifestate al tempo dell’esordio (Black Sabbath, Saint Vitus, Kyuss, Down, Corrosion Of Conformity) viene in parte alterata. La decadenza è un tratto preponderante, in assonanza al concept minuziosamente incentrato sulla cittadina immaginaria di Innsmouth, dove è ambientato uno dei racconti più famosi di H. P. Lovecraft. Nebbia, solitudine, il ritrovarsi in un ambiente estraneo, circondati da esseri dalla natura poco chiara: i temi del racconto trovano un commento sonoro molto azzeccato. La necessità di delineare un certo tipo di atmosfera, di allestire una cornice adatta alle liriche si manifesta alla lunga anche come il limite principale dell’intero album. I Bretus, infatti, difettano di continuità all’interno delle diverse tracce, finendo per concedersi troppe pause  al loro interno, infarcendole di brevi improvvisazioni e sacche di psichedelia non sempre funzionali allo sviluppo della musica. Il minimale chitarrismo di Ghenes ben predispone l’ascoltatore alle ambientazioni narrate dai testi, però non ha sempre il necessario peso specifico, l’incisività che ci aspetteremmo. Resta inconfondibile il cantato impostato, teatrale e surreale di Zagarus; la sua voce sembra traballare come una candela sferzata dal vento, connotandosi di umori precari. Vibra tra toni recitativi e taglienti strofe hard rock, prendendo in mano la situazione ed ergendosi a faro della band. Un po’ Lee Dorian, un po’ Ozzy, un po’ Wino, e con parecchio di suo, il singer fa molto per dare un’anima distintiva alla band. “The Shadow Over Innsmoutth” si dipana ad andature piuttosto calme, regalando meno sussulti di “In Onirica”, sul quale riff incalzanti di matrice hard rock arrivavano spesso e volentieri a rompere gli indugi e a smuovere il crepitante girovagare stonerofilo. All’interno della tracklist, le soluzioni più convincenti riguardano le canzoni più dure e massicce, oppure quelle con squarci ritmici sostenuti e la batteria – dalla resa deboluccia – libera di colpire con maggiore impeto. Se “The Curse Of Innsmouth” e “Captain Obed Marsh” suonano come una versione riveduta in chiave scarna ed essenziale dei primi Black Sabbath, rimanendo trattenute e incostanti nell’ispirazione, “Zadok Allen” rimette le cose a posto; un riffing grattato e insistito, un po’ southern, dona una nuova compattezza, e anche il resto del pezzo scorre con ben altra energia. Mentre “The Oath Of Dagon” scivola via gradevole ma senza sussulti di sorta, è “Gilaman House” a candidarsi come nostra favorita. L’attacco in pieno Corrosion Of Conformity-style già ci mette nella condizione ideale per l’apprezzamento della composizione, e le variazioni successive, a base di un’improvvisata hard rock nel mezzo, un assolo Seventies effettato e le schitarrate finali, confezionano un numero di stoner/doom di alto profilo. Buono anche il piglio vivace di “The Horrible Hunt”, con “Final Journey” ad accompagnarci nell’ultima capatina in quel di Innsmouth, tra odori di acque salmastre, sordide presenze e un corredo sonoro coerente con il resto dell’opera: un riff portante di ottimo gusto, striscianti melodie horror, una struttura un po’ ridondante e momenti graffianti, ma isolati. Il secondo full-length a firma Bretus è quindi un disco di discreta fattura, tutt’altro che scarso, messo assieme con un lavoro di assemblaggio attento: solo, non ci sembra avere il brio e il fervore di “In Onirica”, collocandosi leggermente sotto di esso come valutazione finale.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. The Curse of Innsmouth
  3. Captain Obed Marsh
  4. Zadok Allen
  5. The Oath of Dagon
  6. Gilman House
  7. The Horrible Hunt
  8. A Final Journey
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