BUILT-IN OBSOLESCENCE – Alea

Pubblicato il 14/05/2025 da
voto
7.0

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A volte è il risultato finale a lasciare il segno, in altri casi bastano le intuizioni. Il progetto Built-In Obsolescence nasce a Riccione nel 2010, ma è solo dopo essere stati testimoni nel 2015 di un tour seminale, quello di The Ocean, Mono e Solstafir, che il quintetto decide di inglobare nel proprio stile gli elementi post-rock che andranno a sfumare la violenza dell’esordio “Instar” (2018).
“Alea” esce a sette anni dal debutto, e prova ad ampliare ulteriormente la proposta stilistica della band con un pugno di brani dal minutaggio esteso, frutto del lavoro in studio di registrazione con Riccardo Pasini, già in combutta con Nero Di Marte, Ottone Pesante ed Ephel Duath. Le molteplici influenze dei componenti del gruppo  emergono sin da “Æmber”, dove un tradizionale post-metal atmosferico si arrende ai tempi dispari dei Mogwai, ma è con “Whispers, Adrift” che i Built-in Obsolescence mostrano tutto il loro potenziale, con una ballata elettrica dall’andamento suadente e mutevole che ricorda gli episodi più morbidi dei Solstafir e che trova il suo apice in un riuscito interludio per solo voci.
L’influenza del concerto che ha folgorato la band si fa sentire anche in “Shape Of The Water”, molto vicina ai The Ocean di “Pelagial”, mentre “Maelstrom” convince, in virtù di una melodia ben congegnata e del suo crescendo epico. Peccato che non tutto funzioni a dovere, in questo secondo disco, così “Liminal Stasis” appare dimenticabile, complice una parte vocale che risulta un po’ forzata all’interno di una sezione ritmica altrimenti raffinata, mentre gli undici minuti slabbrati e catatonici di “The Sun Shall Fall” sono una prova di resistenza di cui non è chiaro fino in fondo l’obiettivo; una fatica ripagata comunque dalla suite finale “Updraft”, perfetto abstract del disco che si muove con sicurezza tra atmosfere progressive metal, umori post-rock ed una cangiante sezione finale a cui si accodano, in un intervento toccante, i fiati degli Ottone Pesante.
“Alea”  è dunque ancora un disco imperfetto ma estremamente godibile, che si fa notare per la capacità non comune di mescolare più influenze sonore, lavorando su atmosfere e melodie piuttosto che su aggressività o eccessivo formalismo tecnico. Un lavoro promettente, insomma, ad opera di un collettivo di cui sarebbe saggio seguire con attenzione il percorso.

TRACKLIST

  1. Kindling
  2. Æmber
  3. Whispers, Adrift
  4. The Sun Shall Fall
  5. Shape of Water
  6. Liminal Stasis
  7. Maelstrom
  8. Updraft
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