6.0
- Band: BULLET
- Durata: 00:39:13
- Disponibile dal: 09/01/2026
- Etichetta:
- Steamhammer Records
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Le novità non hanno mai trovato terreno fertile in casa Bullet ed il qui presente “Kickstarter”, settimo album della band svedese, non fa altro che rispettare una formula assodata ormai da oltre vent’anni. Hard rock energico, semplice e diretto, con gli Ac/Dc ed Accept a tessere la trama portante del gruppo di Växjö: orecchiabilissima, sfacciata ed agganciata a quel ritmo magicamente ipnotico che ci fa muovere il piede in automatico.
Le classiche canzoni ‘tutte uguali’ che si fanno però ascoltare e di conseguenza piacere; si fanno ricordare e di conseguenza cantare, perchè solitamente il refrain si riduce ad un coro da stadio, da urlare a squarciagola con un sorrisone a trentadue denti, a sottolineare il godimento della situazione.
Un espediente sulla carta scontato, magari poco creativo, ma che ha fatto la fortuna e la storia di moltissime band: riff puntigliosi e spensierati, a caricare la vigorosa cadenza ritmica. Un binomio certificato al 100% sul quale si poggia spesso una voce dal carattere sporco e burbero; quell’ugola roca e stradaiola a simulare il ruggito del motore della due ruote, pronta a bruciare l’asfalto.
A livello strumentale, non si può dire nulla agli undici brani presenti nel nuovo “Kickstarter”: partendo dalla fulminea title-track, passando alla più cadenzata “Keep Rolling”, sino a giungere alla conclusiva “Nights Fall Dawn”, i Bullet hanno semplicemente ricalcato quanto già mostrato nei precedenti lavori, rispettando a piene mani la ricetta hard rock sopra descritta.
Nulla da dire a riguardo, anzi: l’incedere di pezzi come “Hit The Road”, “Spitfire” o “Chained By Metal” ci porta a scapocciare con sano entusiasmo prima di sorseggiare una buona birra.
Il problema (ora ci siamo) risiede proprio, o purtroppo, in quell’ultimo tassello del quadro rock, e cioè la voce.
Come già sottolineato in passato, infatti, il timbro gracchiante del cantante Dag Hell Hofer, pur lodando la sua totale devozione nei confronti di figure storiche quali Udo Dirkschneider e Brian Johnson, ha rasentato livelli altissimi, risultando in più di un’occasione un autentico trapano conficcatosi nei nostri padiglioni auricolari, senza alcuna possibilità di abbassare qualsiasi genere di vibrazione.
Un elemento sì poderoso ma alla lunga più che fastidioso: una scheggia impazzita in grado, ahinoi, di penalizzare il resto dell’arrangiamento.
Ed è un peccato, ci ripetiamo, perchè sarebbe bastata una dose inferiore di stridulo per alleggerire la tensione e rendere più morbido e giocoso l’intero pacchetto.
