BUÑUEL – Killers Like Us

Pubblicato il 14/02/2022 da
voto
7.5
  • Band: BUÑUEL
  • Durata: 00:37:14
  • Disponibile dal: 18/02/2022
  • Etichetta:
  • Profound Lore

Spotify:

Apple Music:

Votati fin dall’inizio a sonorità assimilabili alla no wave con sprazzi di post-punk, i Buñuel approdano al terzo full-length affidandosi curiosamente alla cura della Profound Lore, pur in collaborazione con l’etichetta La Tempesta, ed è quindi inevitabile un’attenzione maggiore da parte del pubblico metal. Attenzione meritata, e che non si limita al comparire in un roster di questo tipo: il disagio e il lato oscuro dell’esistenza sono infatti ben presenti, e sicuramente ci troviamo davanti a un disco che non punta alle classifiche pop.
I brani sono carichi di emotività e malessere ad ampio spettro, da quelli più intimisti e sciamanici – che non a caso aprono e chiudono il disco – a quelli più trascinanti e sbracati (“When God Used A Rope”), passando per momenti puramente schizoidi come “A Prison Of Measured Time”, dove pure non si perde una goccia di quel mix di sudore, inquietudine e sostanze varie ed eventuali che è la chiave dominante del disco. I solchi di “Killers Like Us” non sono certo poesie recitate per un pubblico a lume di candela, eppure la componente emotiva e la sensazione di un sofferto viaggio interiore è potente. Rispetto alle prime due uscite, ci sembra intensificato il lato più funereo e inquietante, aumentano i droni e si fa oltremodo disperata la cadenza del cantato di Eugene S. Robinson, mitico cantante degli Oxbow, la cui ugola calda è perfetta per narrare orrori profondi, arrivando spesso a ricordare il Nick Cave dell’era Birthday Party.
Al suo fianco, come sempre, Xabier Iriondo, ossia la mente dietro l’ideazione di questo super gruppo, usa la chitarra come uno strumento di tortura psichica, con un’ottima sezione ritmica a far da contraltare, spesso sincopato e per questo ancor più intenso, alle tetre visioni ossianiche di Robinson; per la precisione, resta Francesco Valente dietro le pelli, mentre il suo compagno di (ahimè terminata) avventura nel Teatro degli Orrori, ossia Pierpaolo Capovilla, viene qui sostituito da Andrea Lombardini: il risultato finale non ne risente, e se vi piacciono le atmosfere di band come gli Shellac e i vecchi Swans non fatevelo sfuggire. “Intransigente, spietato e bello”: queste le tre parole usate nel comunicato stampa per lanciare il disco, e non ci sentiamo di smentirle.

TRACKLIST

  1. Hornets
  2. When God Used A Rope
  3. It's All Mine
  4. Crack Shot
  5. Stocklock
  6. Roll Call
  7. When We Talk
  8. A Prison Of Measured Time
  9. For The Cops
  10. Even The Jungle
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.