BURIAL HORDES – Ruins

Pubblicato il 06/06/2023 da
voto
8.0
  • Band: BURIAL HORDES
  • Durata: 00:41:05
  • Disponibile dal: 09/06/2023
  • Etichetta:
  • Transcending Obscurity

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Dopo “Incendium” (2014), primo tentativo di dare una connotazione più ricercata alla propria musica, e “Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis)” (2018), decisa virata verso le sponde di certo death-black contemporaneo, per i Burial Hordes è tempo di conferme e di definitiva maturità artistica. Un appuntamento importante, al quale la band greca si presenta visibilmente sicura di sé – forte dell’esperienza accumulata in oltre vent’anni di carriera – e con le idee chiarissime su come conciliare passato e presente in un flusso sonoro a dir poco severo e magnetico, il quale sembra trascinarci in una dimensione dove i raggi del sole vengono oscurati da una fitta cortina di cenere e in cui un senso di tragica e fatale accettazione della morte si sprigiona da ogni ombra.
Un’opera che riparte laddove si era interrotta la precedente, ossia da un death metal narrativo e atmosferico molto distante per mire e attitudine da ciò che K.T. (già chitarrista alla corte dei Dead Congregation) e compagni erano soliti esprimere agli albori del progetto, e che non vede più nell’aggressione totale il solo sentiero da battere. Al contrario, qui si punta a cingere l’ascoltatore con una proposta densa, obliqua e stratificata, posta idealmente al crocevia fra la cara vecchia scuola di Immolation/Morbid Angel (o di realtà ‘giovani’ come Cruciamentum, Grave Miasma e Lvcifyre) e quella sperimentale sdoganata negli ultimi lustri da Ulcerate e Deathspell Omega, per un risultato complessivo posto perfettamente in equilibrio su una cuspide di potenza, malvagità e ingegno.
Preso atto delle influenze, è comunque bene sottolineare che – mai come in questo caso – la personalità dei Burial Hordes nello scomporre e nel riassemblare certi elementi appaia tirata a lucido, come se dopo un attento processo di affinamento ogni caratteristica del suono, dai riff imponenti alle filigrane a base di dissonanze, fosse in grado di manifestarsi senza scomodare in maniera ovvia i suddetti punti di riferimento, inanellando nella quarantina di minuti della tracklist una lunga serie di passaggi memorabili e da tuffo al cuore per i veri amanti del filone (complice una vena melodica che a tratti assurge a spinta catartica per il fisico e la psiche).
Da non sottovalutare, infine, la cura riposta dal terzetto nello sviluppo ritmico del disco: affidando le parti di batteria a Eugene Ryabchenko dei Fleshgod Apocalypse e lavorando a fondo sull’identità dei singoli episodi, i death/black metaller ateniesi hanno saputo confezionare un lavoro tanto tetragono quanto fluido, che poco ha da spartire con i mattoni che talvolta questo tipo di underground ci propina, la cui alternanza di momenti di apnea e parentesi liberatorie si rivela assolutamente vincente e sentita, nell’ottica di un ascolto sempre vibrante e dinamico. Tra i vari episodi, vanno sicuramente segnalati “Wandering Stream of Wind”, “Purgation” e la conclusiva “…to the Threshold of Silence”, ma come detto è l’intero “Ruins” a convincere e a consacrare la poetica apocalittica e decadente dei suoi autori, oggi persino in grado di rendere meno sfibrante l’attesa per il terzo full-length degli amici/colleghi Dead Congregation. E scusateci se è poco.

TRACKLIST

  1. In the Midst of a Vast Solitude
  2. Insubstantial
  3. Perish View
  4. A Wandering Stream of Wind
  5. Infinite Sea of Nothingness
  6. Isotropic Eradication
  7. Purgation
  8. ...To the Threshold of Silence
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