6.5
- Band: BURIAL
- Durata: 00:41:39
- Disponibile dal: 08/05/2020
- Etichetta:
- Apocalyptic Witchcraft
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È la scuola più primordiale ed esaltante del black metal a prendere forma in questo disco, in un mix ben costruito di tutti gli elementi primordiali del genere: il nichilismo sonoro, le reminiscenze belliche à la Marduk e un certo retrogusto crust nelle chitarre selvagge e votate allo stop-n-go, oltre che nel cantato belluino e ritmato. Nei primi tre brani vengono subito poste in chiaro le armi con cui i Burial cercano (riuscendovi) di trasmetterci il messaggio senza remore: una ritmica feroce ed esaltante in primis, le chitarre ribassate (di cui “Void Of Decay” si fa manifesto) e infine il basso pulsante che spunta spesso in primo piano, sposandosi perfettamente sia alle chitarre circolari, che alle linee vocali. Non a caso sia le quattro corde che la voce sono a carico di Derek Carley, che riesce a trasmettere una sguaiata attitudine punk ai suoi strumenti, anche quando il cantato assume un approccio più gutturale e ascrivibile al death metal: per esempio in “Destruction Absolute”, un brano che raggiunge anche per lunghezza nuove vette soffocanti.
Certo, non è la varietà il valore aggiunto di questo disco, aspetto che se da una parte è molto apprezzabile per l’assalto sonoro creato, dall’altro fa sì che il trio britannico mostri un po’ il fianco quando certe strutture diventano eccessivamente prevedibili – anche nel caso di brani tutto sommato piacevoli come “Barren Lands”, oggettivamente valida come stilema dell’intero disco. Restano comunque buone cose anche negli ultimi brani: la titletrack mette sugli scudi l’ottimo lavoro dietro le pelli, non solo violento e ignorante per buona parte del disco, ma evidentemente anche in grado di offrire variazioni – tanto che Dave Buchan fa a tratti sospettare l’uso dei trigger per il suo inarrestabile tribalismo. Fa il suo per confermare il risultato complessivo anche la conclusiva “Cursed By Light”, un brano a tratti fuori dal tempo, estremamente lo-fi; il suono di chitarra si fa ancora più zanzaroso, la voce è un urlo atroce e la produzione aperta acuisce un certo gusto angosciante, assimilando i Burial alla lezione norvegese più classica. Rifacendoci al titolo, comunque, in certi momenti Satana si solleva veramente da questi solchi.
