BURN AFTER ME – Aeon

Pubblicato il 18/10/2016 da
voto
8.0
  • Band: BURN AFTER ME
  • Durata: 52:10
  • Disponibile dal: 23/09/2016
  • Etichetta: Nuvi Records
  • Distributore:

“Nel mezzo del cammin di nostra vita / Mi ritrovai in una selva oscura / ché la diritta via era smarrita”: l’emblema della terzina di endecasillabi dantesca con cui inizia la Commedia. Sono state molte le connessioni con l’opera dantesca e la musica, soprattutto quella alternativa. Ben poche sono, però, in questo senso, le connessioni con la struttura della suddetta opera. In questo “Aeon”, i lombardi Burn After Me riescono invece ad inserirsi in una trasposizione che tiene conto sia della linea narrativa di discesa e ascesa ultraterrena, quanto anche del discorso strutturale, metrico ed immaginifico dell’opera. Le tre cantiche sono così ripercorse in sezioni di quattro brani per un totale di dodici tracce, in cui naturalmente emerge il lato più brutale nella parte introduttiva e il lato più empireo sul finale, ma anche la suddivisione delle partiture ritmiche rimane ben delineata: dai trentaduesimi e sedicesimi ampiamente utilizzati nelle suddivisioni triadiche dell’inferno verso un’apertura ritmica sempre più fruibile e aperta verso il finale dell’album. Un lavoro strutturale ben congegnato, senza ombra di dubbio, quello portato avanti in questo secondo lavoro dei Burn After Me: un lavoro che scansa quanto di dubbioso vi era ancora nei confronti della formazione metalcore del nord Italia e che li innalza a paladini della forma, in un tripudio di momenti efficaci e un’omogeneità parallela di fondo che rende questo secondo “Aeon” un passo in avanti non indifferente dal passato di “Ascent”. Nel Flegetonte le anime dannate assumono i connotati del prog death più caustico, intriso di sincopi djent, massicci interventi di break metalcore puro e una scarica di vocals trascinanti che contribuiscono, con la sezione di tastiere nella parte finale, ad alimentare l’aspetto immaginifico del percorso tracciato dal vate fiorentino e dai suoi discepoli musicanti. In “Lustful”, che chiude la sezione infernale, troviamo quel turbinio di anime prave vittime del peccato di eccesso corporale, emblematico nei sussurri che iniziano ad emergere nel discorso di “Aeon”, che scoppia nel finale, degno dei migliori brani corali dei While She Sleeps, portati avanti nella sezione purgatoriale di penitenza, attesa ed espiazione di “Head Bowned”, dove iniziano a far capo le melodie più trascinanti del percorso montuoso dell’unico regno ancora vicino alla dimensione terrena. In questa sezione emerge con ancora più chiarezza il lavoro di produzione, ad opera di Mularoni, che concentra l’attenzione sulle timbriche chitarristiche che si vanno pian piano a delineare maggiormente, amplificando il discorso formale del lavoro di narrazione e impatto immaginifico, soprattutto nelle ultime tracce. Con il piede destro che sostiene il peso della colpa si riesce ad innalzarsi sempre di più verso la dimensione più alta, passando per uno dei momenti (anche qui i ragazzi riprendono in mano il discorso della lussuria, senza discostarsi da un tracciato che riesce ad essere sempre personale interpretazione) più intriganti ed evocativi del lavoro che è “Chaste Kiss”, innalzante il lavoro all’ultima sezione ultraterrena del Paradiso, in un passaggio che è aiutato quasi naturalmente dalle dinamiche delle tracce che da “Right Fit” riescono a far passare, senza smottamenti eccessivi, il discorso musicale verso lidi più aperti e celesti e senza snaturarne la concezione di album metalcore. Grande raggiungimento in questo senso essere riusciti ad unire due versanti di scrittura come “Cocytus” e “Empyrean”: ulteriore passaggio di studio e trasposizione, ci piace pensare, verso quel pluristilismo dantesco tanto argomentato dai vari studiosi della Commedia. I Burn After Me scansano ed espiano la colpa quindi, da qualcuno imputatagli in passato, di un eccessivo impianto derivativo come colonna portante del loro nome, e riescono ad innalzarsi ad una dimensione di prima classe e originalità, doverosamente sprofondando nei territori propri della cultura da cui nascono, quella italiana, e ripartendo dalla sua colonna portante più emblematica per affacciarsi di nuovo al mondo, con volto nuovo, illuminato, più saggio del passato, e, non ultimo, riuscendo ad ampliare in maniera degna il contenuto di un’opera immortale come quella del vate fiorentino.

TRACKLIST

  1. Cocytus
  2. Chasm
  3. Phlegethon
  4. Lustful
  5. Head Bowned
  6. Sewn Shut Eyes
  7. Right Fit
  8. Chaste Kiss
  9. Beatrix
  10. Fixed Stars
  11. Angels
  12. Empyrean
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