7.0
- Band: BURNING BLACK
- Durata: 00:53:33
- Disponibile dal: 31/05/2024
- Etichetta:
- Punishment 18 Records
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I trevigiani Burning Black arrivano con questo “Resilience Of A Broken Heart” al lusinghiero traguardo del quarto album di inediti. Formatisi ormai una quindicina d’anni fa, hanno nel cantante Dan Ainlay, al secolo Massimo De Nardi, il loro tratto più distintivo e punto di forza, ma tutto il gruppo si esprime su buoni livelli in questa nuova uscita targata Punishment 18.
L’inizio è quasi folgorante, si succedono rapidamente la canzone scelta per il video promozionale, “Your Skin Is Fire”, la title-track e l’inno metallico “Last Band On The Heart”, un trittico davvero ben riuscito e competitivo. La prima mette immediatamente sul piatto le influenze Judas Priest, che sono quelle più evidenti e presenti nell’arco del disco, soprattutto per quanto concerne la voce solista; oltre a ciò, il ritornello ricorda anche qualcosa dei Vision Divine, periodo Michele Luppi, a dimostrazione che Ainlay sa cambiare registro a seconda delle esigenze, graffiando, se necessario, oppure cullando l’ascoltatore con azzeccate melodie . La seconda traccia rimanda invece ai Queensrÿche di “Empire”, e mostra il lato più sofisticato e orecchiabile dei Burning Black, mentre la terza, nel riff iniziale è nel ritornello ipnotico, ha qualcosa dei Rage del periodo “Black In Mind”/”End Of All Days”. Il resto del lavoro si attesta su livelli di qualità onorevoli, con qualche ulteriore picco, come ad esempio la sesta “The Price To Pay” e la settima “War Forever”, dalle reminiscenze Iron Maiden. Discorso a parte merita la conclusiva “Rise From The Ashes Of The Defeated”, una vera e propria suite, introdotta dall’immancabile arpeggio, che ripercorre, in quasi undici minuti di durata, le varie sfaccettature del suono dei Burning Black.
A livello strumentale, abbiamo un heavy metal molto classico che a volte presenta parti più rocciose in stile U.S. power, mentre le tastiere, sempre di puro accompagnamento, e il suono rifinito nei rinomati Finnvox Studios di Mika Jussila conferiscono all’opera un tocco di power europeo. Ma, come già accennato, è l’ugola di Ainlay a farla da padrone, e il punto di riferimento più ovvio è Rob Halford, che viene evocato più volte, soprattutto nel registro acuto più stridulo, che dà quell’incisività alle canzoni che a volte manca a livello strumentale. Tuttavia il metal classico decisamente ottantiano dei Burning Black riesce a non suonare troppo vetusto o sorpassato, e anche in questo ricorda, fatte le debite proporzioni, i Judas Priest degli ultimi due album, che provano a dare una passata di fresco al suono dei loro capolavori degli anni Ottanta “Screaming For Vengeance” e “Defenders Of The Faith”.
Rispetto alle precedenti uscite, in questo “Resilience Of A Broken Heart” i Burning Black sembra cerchino una quadra alla loro cifra stilistica: i pezzi sono più asciutti e scorrevoli, l’amalgama ben bilanciato e costante lungo lo svolgersi dell’opera; occhio però che smussando troppo gli spigoli c’è il rischio di risultate innocui e prevedibili. A volte si ha l’impressione che manchi un riff, un passaggio strumentale, un assolo veramente capace di dare una spinta in più alla musica dei Burning Black, che ha sì nel cantante la punta di diamante, ma anche la figura ingombrante che tende a monopolizzare tutta l’attenzione su di sé. Il risultato finale rimane comunque coinvolgente e godibilissimo.
Illustrazione di copertina, grafica dell’album, titoli e testi sono quanto di più tipicamente metallico si possa immaginare, e va bene così, considerata la proposta. Un album che sa di birra e motociclette, una compagine che tiene alta la bandiera del più classico heavy metal tricolore, per la gioia di vecchi e nuovi appassionati del Bel Paese e non solo.
