6.5
- Band: BURNING PATH
- Durata: 00:39:04
- Disponibile dal: 27/02/2026
- Etichetta:
- Dying Victims Productions
La vigilia di Natale del 2024 pubblicavamo su questo sito la tragica notizia dell’assassinio di Andre Adasme, in arte Hades, chitarrista e cantante dei cileni Lucifer’s Hammer, ucciso da uno sconosciuto all’età di trentotto anni.
La band cilena, dedita a un heavy metal quanto più tradizionale possibile, si è così trovata improvvisamente di fronte a una frattura insanabile; a raccogliere il peso di quella eredità è stato Rodrigo Adasme, alias Titan, batterista del gruppo fin dagli esordi e fratello di Hades, chiamato a una scelta complessa e tutt’altro che scontata. La decisione è stata quella di proseguire il cammino musicale ma sotto un nuovo nome, insieme allo storico chitarrista solista Hypnos, dando così vita ai Burning Path e si intuisce, già dando uno sguardo al logo e alla copertina, che la band non è nata per stravolgere i canoni dell’heavy metal così come lo conosciamo, ma per continuare nello stesso solco tracciato dai Lucifer’s Hammer con quattro full-length in dodici anni di carriera.
Con i due musicisti a dividersi i compiti e a scambiarsi i ruoli ai vari strumenti – Titan, oltre a sedere dietro le pelli, si occupa della voce e, in alcuni punti, delle chitarre – il debutto dei Burning Path si apre nella maniera più vicina possibile all’ultimo album dei Lucifer’s Hammer del 2024, “Be And Exist”.
Quest’ultimo, tra un paio di brevi introduzioni ed un pezzo interamente strumentale, sembrava meno ispirato del precedente “The Trip” con solo sei brani propriamente compiuti, quasi come se fosse un EP diluito al tal punto da diventare un full-length.
“Burning Path”, al contrario, mostra una maggiore omogeneità e, a tratti, un sound meno ‘maideniano’ e più vicino a quello di eroi minori della NWOBHM. La voce di Titan, che presenta molti punti in comune con quella del fratello Hades, ad esempio, ricorda quella di Alan Marsh dei primissimi Tokyo Blade, anche se in tonalità più alta.
Anche fra i brani – nonostante episodi dove sembra che la band abbia inserito il pilota automatico in fase compositiva, ripescando vecchie idee dei Lucifer’s Hammer come nell’intro “The Imminent Passage Of Time”, “Chasing The Future” e “Another Day” – appaiono momenti decisamente più ispirati e non lontani dalla lezione di Tokyo Blade e Grim Reaper, per via dell’accentuata componente melodica che alterna riff aggressivi a soluzioni armoniche ‘circolari’ e di facile presa.
È il caso di un paio di episodi notevoli come “Take Me High” e “The God Who Dwells In The Sword”, dove lo stile vocale un po’ piatto di Titan trova un adatto contraltare nella costruzione melodica e in un’esecuzione dove i Nostri dimostrano l’esperienza maturata in studio negli anni.
Se “A Step Far Beyond” e “When Darkness Falls” si somigliano abbastanza, “The Darkness That Will Last” chiude il primo album dei Burning Path con sette minuti di cavalcata alla Iron Maiden, racchiudendo un po’ lo spirito epico e drammatico che permea tutta l’opera.
La bellezza degli assoli melodici – e ottimamente eseguiti – a là Dave Murray carichi di reverbero e bending emozionali, e gli arpeggi in clean che fanno atmosfera, riescono a bilanciare una scrittura che in più di un frangente guarda a soluzioni già note, tali da far risultare, talvolta, l’ascolto un po’ prolisso, anche se la discreta fattura dell’insieme non allontanerà i più incalliti ammiratori del genere in questione.
“Burning Path” resta però un solido album di heavy metal classico, suonato con esperienza e convinzione e, soprattutto, con grande dignità. Un tributo sincero al leader scomparso e un disco che, pur lasciando intravedere grossi margini di crescita sul piano compositivo, si guadagnerà senza fatica un posto nel cuore dei fan della band cilena e dell’heavy metal tradizionale.
