BURZUM – Sôl Austan, Mâni Vestan

Pubblicato il 12/06/2013 da
voto
5.0
  • Band: BURZUM
  • Durata: 00:58:05
  • Disponibile dal: 27/05/2013
  • Etichetta: Byelobog Productions
  • Distributore: Audioglobe

Dopo l’uscita dal carcere di Vikernes, il progetto Burzum aveva dato dei segnali forti ed il ritorno nella scena black metal era stato importante grazie soprattutto alle prime due release che si completavano a vicenda: “Belus” e “Fallen”. Poi sembra che il progetto Burzum abbia smarrito un po’ la bussola, prima con la scelta discutibile di risuonare vecchi brani in “From The Dephts Of Darkness”, e poi con l’uscita del discreto, ma poco incisivo, “Umskiptar”. Ora la scelta, forse inattesa, di far uscire un album in cui domina soltanto una semplice chitarra suonata in modo minimale ed i synth a cercare di creare attorno ad essa chissà quali atmosfere. I riff di chitarra su questo album sono tutti piuttosto simili, le corde vengono pizzicate in modo lento per tutta la release ed in sostanza riescono solo a creare un mood malinconico ma piuttosto superficiale, senza possibilità di crescita per la mancanza di idee che dovrebbero sostenerlo. Inoltre l’abbinamento della chitarra impoverita e solitaria mal si accompagna con l’uso dei synth dai suoni spaziali di mediocre qualità e dalla dubbia utilità: il meno monotono è forse il brano “Ganga at sôlu”, ma per il semplice fatto che qui ci sono un paio di accordi ben assortiti, per il resto il copione di “Sôl austan, Mâni vestan” non cambia mai. Fra le release in cui Burzum ha inserito i synth e ha cercato di dirottare il black metal verso nuove frontiere, questa è senza dubbio la peggiore: non è nemmeno da prendere in considerazione un paragone con l’ibrido metal/elettronico “Filosofem” o gli altri album in cui la matrice metal era scomparsa, come nell’ipnotico “Dauði Baldrs”, o nell’etereo ed epico “Hliðskjálf”, per il semplice fatto che il nuovo “Sôl austan, Mâni vestan” è aridissimo di atmosfere ed emozioni. Un passo falso che dovrebbe far riflettere l’autore e magari spingerlo a prendersi un paio d’anni di pausa per riordinare le idee e poi ricominciare. Impossibile ormai aspettarsi da Burzum un nuovo “Det Som Engang Var”, ma è auspicabile una ripartenza dall’ottimo “Belus”, nella speranza che gli esperimenti in chiave elettronica vengano una volta per sempre accantonati.

 

TRACKLIST

  1. Sôl austan
  2. Rûnar munt þû finna
  3. Sôlarrâs
  4. Haugaeldr
  5. Feðrahellir
  6. Sôlarguði
  7. Ganga at sôlu
  8. Hîð
  9. Heljarmyrkr
  10. Mâni vestan
  11. Sôlbjörg
2 commenti
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