BYTHOS – The Womb of Zero

Pubblicato il 21/04/2020 da
voto
8.0
  • Band: BYTHOS
  • Durata: 00:43:00
  • Disponibile dal: 24/04/2020
  • Etichetta: Terratur Possessions
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Dopo l’esempio illustre dei Sargeist, membri di Horna e Behexen tornano ad unire le forze in un progetto dalla ritualità distruttiva inequivocabilmente alimentato dalle fiamme dell’Inferno. Un’alleanza stipulata nel sangue, un patto infrangibile che sembra volersi ergere in un inno di lode al Maligno e alle sue fascinazioni, sebbene – a dispetto dell’operato delle band madri e di album come “Hengen Tulet” e “The Poisonous Path” – il tutto si tinga di una livrea meno cupa e mortuaria. Per questa loro nuova incarnazione musicale, infatti, M.S. (voce), M.L. (chitarra, basso) e L.R. (batteria) decidono di volgere lo sguardo allo stile messo a punto dal compianto Jon Nödtveidt su “The Somberlain” e poi divenuto seminale con “Storm Of The Light’s Bane”, riportando le lancette dell’orologio all’epoca d’oro del melodic black metal di matrice svedese e a quell’ordito di soluzioni ora ferali e diaboliche, ora epiche e ariose che fece dei Dissection un gruppo leggendario.
A conti fatti, non vi è nulla di strettamente originale o distintivo nei tre quarti d’ora di “The Womb of Zero”, tanto che siamo certi che in molti bolleranno questo esordio come un ‘more of the same’, un mix di citazioni al suddetto totem e a discepoli del calibro di Sacramentum e Dawn, ma ciò non costituisce una motivazione valida per sottovalutare o – peggio ancora – ignorare la qualità della scrittura espressa dai nove capitoli della tracklist. Brani che rifuggono l’astrattezza e gli andamenti criptici tanto in voga negli ultimi tempi per fregiarsi del titolo di canzoni di senso compiuto, incentrati su strutture ordinate e compatte di chiara ascendenza classic metal intorno alle quali imbastire un rito proibito, con lo screaming declamatorio del frontman a scandire solennemente ogni gesto, ogni snodo narrativo.
Si respirano trasporto e sentimento autentici in questi solchi, declinati in una vena melodica rigogliosa che rende l’ascolto delle varie “When Gold Turns into Lead”, “Omega Dragon” e “Hymn to Lucifer” subito accattivante, senza per questo sacrificare un’oncia della proverbiale malvagità dei musicisti finnici. In definitiva, un’opera molto più equilibrata e profonda di quelle finora prodotte dalla ‘new sensation’ Uada, la cui attenzione per i dettagli e gli arrangiamenti, il suo scorrere limpido fra le rocce di uno specifico filone, si traducono in un album comunicativo e pulsante dall’inizio alla fine. Un cuore di tenebra da abbracciare con forza.

TRACKLIST

  1. Black Labyrinth
  2. When Gold Turns into Lead
  3. Sorath the Opposer
  4. Omega Dragon
  5. Call of the Burning Blood
  6. Hymn to Lucifer
  7. Legacy of Naahmah
  8. Destroyer of Illusions
  9. Luciferian Dawn
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