BYZANTINE – The Cicada Tree

Pubblicato il 25/07/2017 da
voto
8.5
  • Band: BYZANTINE
  • Durata: 01:01:17
  • Disponibile dal: 28/07/2017
  • Etichetta: Metal Blade Records
  • Distributore: Audioglobe

Byzantine, sesto atto. Pare letteralmente incredibile trovarsi a tessere le (sperticate) lodi di questa formazione per l’ennesima volta dovendo ricominciare tutto daccapo. Ma confidiamo alacremente che, finalmente, l’approdo su Metal Blade Records permetta ai ragazzi della West Virginia di ottenere la visibilità e la promozione che la loro musica merita in modo assoluto. Breve riassunto delle puntate precedenti: partiti su Prosthetic Records con il buonissimo “The Fundamental Component” (2004) e l’ottimo “…And They Shall Take Up Serpents” (2005), Chris ‘OJ’ Ojeda e compari si congedano dal deal e dalla scena metal con il meno avvincente “Oblivion Beckons” (2008), uscito il giorno stesso del loro scioglimento; seguono poi problemi e rivoluzioni di line-up, con due micro-reunion ad anticipare quella seria, avvenuta nel 2013 con il quarto album eponimo e autoprodotto; il lavoro ovviamente spacca ma sono in pochi ad afferrarne i contenuti, condannando il gruppo ad un’altra autoproduzione per il penultimo “To Release Is To Resolve”, edito nel 2015 e confermante l’alto-altissimo livello della propria produzione musicale. Arriviamo infine ai giorni nostri, quando qualcosa – e certamente la band stessa – è cambiato, tanto da marchiare sul nuovissimo “The Cicada Tree” il prezioso logo della storica etichetta creata da Brian Slagel. Per chi non avesse mai sentito una nota dei Byzantine, il loro suono è spiegabile con poche frasi: scemata con la maturità la prepotente influenza dei primi Meshuggah nei loro lavori iniziali, il combo di Charleston si è assestato negli anni su di un thrash poliedrico e multicolore, carico di influenze progressive e comunque sempre feroce ed intelligente; con un occhio sempre attento al moderno e fondamenta poste sui classici immortali, punti di forza sono stati costantemente un riffing fantasioso e pungente, la voce di Ojeda capace di espressività sopra le righe e linee vocali vincenti, una sezione ritmica clamorosamente pimpante, tanto che definire la band solo ‘groove metal’ è davvero limitante. I Byzantine suonano un progressive-thrash a tutto tondo, punto. Che poi sia lancinante, ondeggiante, ficcante, complesso, melodico, dolciastro, diretto, o che vi prenda a rasoiate alla giugulare…be’, poco importa! Quel che ci ha portato a premiare in modo così importante “The Cicada Tree”, però, oltre a voler omaggiare il mantenimento qualitativo della band nonostante le mille vicissitudini vissute nel corso della sua carriera, è proprio il peso specifico che il nuovo disco si trova a gestire: un decisamente vario ma compatto pugno di brani che semplicemente non hanno difetti, compresa la trascinante e quasi oltraggiosa cover di “Moving In Stereo” dei The Cars, dalle sonorità che i Byzantine non hanno praticamente mai trattato e che pur s’adagiano alla perfezione sugli strumenti dei Nostri. Ma ovviamente sono ben altri i punti fortissimi di un platter da gustarsi a riprese infinite, non può una cover reggere da sola il gioco del gruppo: il duo iniziale composto da “New Ways To Bear Witness” e “Vile Maxim” è un uno-due che mette ko, mini-sinfonie di riff ‘da mandibola per terra’ e un tiro/groove che prende per la collottola e appende al muro. Si rallenta transitando per il sinuoso mondo delle semi-ballad con le successive “Map Of The Creator” e “Dead As Autumn Leaves”, che rivelano un Ojeda strepitoso sul pulito e l’innata capacità del gruppo di giocare pesante soprattutto quando i tempi rallentano e diventano dissonanti. “Trapjaw” riprende l’aggressione senza troppi mezzi termini, prima di passare palla al brano più bello di “The Cicada Tree”, “The Subjugated”, vero compendio dei Byzantine anno 2017: nulla di speciale per questa canzone, semplicemente un brano splendido, memorabile. La discesa parte con “Incremental”, traccia poco definita, lenta ad insinuarsi fra le spire della nostra comprensione, forse di secondo piano, ma che precede l’incredibile title-track, in cui echi evidentissimi di Black Sabbath si ricamano ampi spazi sul solito rifframa impeccabile, giocato su arpeggi evocativi, giri tecnici e arguti ed aperture ariose e iper-melodiche; il chorus è un chiaro tributo a Ozzy e compari, poco da dire. “Servitude” in chiusura ci dice poco, ma un altro momento clou del disco è la suite “Verses Of Violence”, oltre nove minuti di progressione thrash tra sensazioni e ritmi opposti, per un altro brano-capolavoro che lascia a orecchie aperte. Ora, scritto spassionatamente: non possiamo fare di meglio per invogliarvi ad andare ad ascoltare “The Cicada Tree” e i Byzantine. Questi sono album che trascendono divisioni (metalliche) di genere e dovrebbero mettere d’accordo tutti. Speriamo sia la volta buona.

TRACKLIST

  1. New Ways To Bear Witness
  2. Vile Maxim
  3. Map Of The Creator
  4. Dead As Autumn Leaves
  5. Trapjaw
  6. The Subjugated
  7. Incremental
  8. The Cicada Tree
  9. Verses Of Violence
  10. Moving In Stereo
  11. Servitude
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