BYZANTINE – The Fundamental Component

Pubblicato il 31/05/2004 da
voto
7.5
  • Band: BYZANTINE
  • Durata: 00:52:32
  • Disponibile dal: /04/2004
  • Etichetta: Prosthetic Records
  • Distributore: Andromeda

“Credo che i Byzantine abbiano un’abilità innata nel bilanciare, in parti uguali, caos e melodia. In pratica, siamo un facocero a caccia di farfalle!”. Con questa bizzarra frase, leggibile nella pagina dedicata a questa formazione sul sito ufficiale della Prosthetic Records, il vocalist/chitarrista Chris Ojeda (in arte OJ) presenta al pubblico la propria band, focalizzando subito l’attenzione su un punto-chiave che contraddistingue la musica udibile in questo platter: il contrasto. Ci si trova di fronte, infatti, in “The Fundamental Component”, ad un metal-core (ma fate pure 80 parti di metal e 20 di core) molto tecnico e al limite del progressive, condito dai soliti spunti acustici, da riff ultra-stoppati e ultra-groovy e da un originalissimo lavoro di chitarra solista, il quale si erge a trade-mark del sound dei Byzantine, grazie alla bravura di Tony Rohrbough, ottimo nel cesellare assoli che vanno a lambire, nella stessa misura, sponde neoclassiche, swedish flavour e gli stravaganti lidi solcati dalla sei-corde dell’insuperabile Fredrik Thordendal. E proprio i Meshuggah, la band in cui milita l’appena citato chitarrista, sono un’influenza decisiva per il gruppo natio della West Virginia: influenza utile a modellare il songwriting, non certo usata come stampino-fotocopia! Assieme agli svedesi, potremmo citare alcuni combo ormai storici, quali Pantera, Machine Head e Fear Factory, oppure nuove e ruspanti leve, come i Chimaira, riscontrabili nella pesantezza di alcuni riff, i Candiria, per le leggere divagazioni nel post-core più jazzato, senza dimenticare gli straniti System Of A Down. Tutti questi nomi, però, non devono far credere che la proposta del quartetto statunitense sia scontata e poco personale; certo, i Byzantine non inventano un nuovo genere, ma le idee e le ispirazioni contenute in “The Fundamental Component” sono davvero buone e ben messe in pratica. Non dispiace affatto il cantato messo in mostra da OJ, e spaziante tra lo screaming, il growl e il digrignante, e da apprezzare sono gli ancor rari interventi di clean vocals, peraltro eseguiti da due special guest, Jeff Ellis dei Guinness Clarke’s Wine e Matt Green degli Aparatus. Menzione a parte meritano i notevoli testi, cupi ed intelligenti, trattanti argomenti anche piuttosto singolari, come ad esempio il lavoro nelle miniere, nella massiccia “Sin Remover”…e come non esaltarsi di fronte alle scientifiche lyrics (e chi scrive adora questo tipo di testi!) di “Brundlefly”, ispirate dal film “La Mosca”, e narranti nello specifico le fasi di mutazione del dottor Brundle! Fra i brani migliori, se proprio dobbiamo citarne qualcuno, la scelta ricade sull’opener “Hatfield”, sulla più melodica (bello il chorus in voce semi-pulita) “Stoning Judas” e sulla profetica “Slipping On Noise”. Un disco più che soddisfacente, quindi, il quale va a seguire l’esordio degli Watch Them Die fra le rivelazioni dell’anno in corso; un gruppo che potrebbe regalare parecchie sorprese, partendo magari dal prossimo lavoro in studio, del quale siamo già curiosi di ascoltare le evoluzioni sonore! E per cui offriamo pure un caldo e tranquillo benvenuto a ‘sto zigzagante facocero mangia-farfalle… 

TRACKLIST

  1. Hatfield
  2. Stick Figure
  3. Stoning Judas
  4. My New Casket
  5. Sin Remover
  6. Slipping On Noise
  7. Kill Chain
  8. The Devil's Arithmetic
  9. Brundlefly
  10. The Filth Of Our Underlings
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