CACOPHONY – Speed metal symphony

Pubblicato il 03/03/2001 da
voto
8
  • Band: CACOPHONY
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Alzi la mano chi non conosce il duo Marty Friedman/Jason Becker. Impossibile. e se qualcuno non li conosce, beh, che li conosca, e si sbrighi anche. Perdere un’opera di questi due grandi strumentisti,per un amante della musica, ed ancor di piu’ per un’amante della chitarra, e’ veramente una mancanza incolmabile.

‘Cacofonia’ e’ il significato del nome, ossia una melodia che da fastidio all’udito, e mai nome fu meno approprioato per un gruppo.

Questo e’ il disco che ha reso la piu’ che dovuta notorieta’ e fama al duo di axeman, inarrivabili tecnicamente e melodicamente. La loro e’ una musica dalle sonorita’ orecchiabili, ma che nascondono dei tecnicismi e una ricerca armonica tra le piu’ complicate.
Il disco, prodotto da Marty friedman stesso, in una citta’ di cui ignoro la posizione geografica (Cotati), contiene le sonorita’ piu’ tipiche del chitarrismo dei due maestri sacri, con vaghe fragranze asiatiche che si avviluppano a cavalcate spagnoleggianti, con groove e tempi che rendono un ascolto superficiale inutile per giudicare a pieno e assaporare realmente le song offerteci da questo fenomeno musicale irripetibile.

Le tipiche foto ‘coattissime’ figurano un po ovunque sul retro e sulla copertina specialmente(mi riferisco al vinile), in cui i due geni mostrano fierissimi le loro sei corde Hurricane.

La line up:
-Marty Friedman(chitarra e basso): un ‘bender’ sfrenato (:)), dalla tecnica chitarristica unica, sia nel gusto nel comporre che nella posizione di esecuzione. per chi non ha mai visto suonare Friedman consiglio di rimediare un bel video live della sua militanza nei Megadeth (in particolare consiglio il video “Exposure of a dream”, dall’album “Countdown to extinction” , edito dalla PMI-Capitol, 1992) o nei piu’ rari video dei Cacophony(ignoro i titoli disponibili).
-Jason Becker(chitarra): un chitarrista dalla tecnica sweep impressionante, che con il suo stile diverso da quello di Friedman e’ la perfetta personificazione della sua complementazione.
Attualmente colpito da una malattia che lo tiene paralizzato,approfitto per inviargli idealmente i miei piu’ sinceri auguri di guarigione(Becker RULEZ).

come solito per gli strumentisti di un certo calibro, in questo disco sono circondati da grandi turnisti. troviamo infatti alla batteria un grandissimo Atma Anur e Peter Marrino (che ritroveremo anche in album successivi, come “Go Off!” , 1988) al microfono.
ma naturalmente, a parte una breve parentesi in cui il drummer Anur si concede un solo di batteria pompatissimo, tutto il cd e’ incentrato sui due chitarristi e le loro incredibili peripezie.

Le track, tutte degne di nota, sono un concentrato di gusto e tecnica, che troverebbe sicuramente d’accordo il piu’ sfegatato fan dei Theatre e uno dei Stratovarius, grazie alla varieta’ di contenuti dell’opera.

Cavalcate spagnoleggianti, litanie nipponiche e riffs a noi piu’ familiari ci accolgono in tutti i pezzi, sin dalla prima song, dove subito possiamo comprendere la grande qualita’ di quello che ci si appresta ad ascoltare. Subito infatti soli armonizzati ci attendono, a farci stupefare, per poi partire in un riffs dal groove trascinante, tempi pompatissimi accompagnati da arpeggi velocissimi di sweep-picking, riff piu’ vicini al thrash che si tramutano poi in ritmiche powermetal tra le migliori. Il tutto accompagnato dal cantato del grande Marrino, vagamente roco ma con la capacita’ di arrivare alle vette piu’ acute del ‘vocalism’.
naturalmente si trovano soli lunghissimi e intricatissimi in cui le chitarre dei due axeman giocano a ping pong tra melodie tipicamente europee e altre dal sapore est-asiatico o spagnoleggiante, brevissimi stacchi che onorano il nome ‘cacofonia’ e duetti con chitarre pulite, dal sapore un po melanconico, che poi si trasformano in inni alla melodia e alla musicalita’, con cadenze Wagneriane.
E quando si giunge alla fine del disco, forte delle sue 7 song che pero’ sono molto lunghe, si rimane stupefatti, con la bavetta alla Homer Simpson che si affaccia dalle labbra(“noo..non ho bisogno di una cosa del genere..aaahhhh…ancoooraaaa…” :)).
Sarebbe stato impossibile fare una recensione track by track per la varita’ enorme di sonorita’, soli, atmosfere, stili e ritmi che si trovano in ogni singola canzone.
Onore e gloria a Friedman e rinnovo gli auguri di guarigione a Becker.

TRACKLIST

  1. Savage
  2. Where my fortune lies
  3. The ninja
  4. Concerto
  5. Burn the ground
  6. Desert island
  7. Speed metal symphony
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